Pensare Globale e Agire Locale

PENSARE GLOBALE E AGIRE LOCALE


martedì 31 gennaio 2012

C.S.C.: Chivasso, il Sindaco De Mori getta la spugna

Il sindaco, da mesi malato, ha rassegnato le proprie dimissioni. In primavera si tornerà alle urne, ma i due partiti maggiori opposti non hanno ancora un candidato

CHIVASSO Tornerà alle urne
Alla fine il sindaco si è arreso. Gianni De Mori primo cittadino di Chivasso, ha annunciato le proprie dimissioni, spianando la strada a un nuovo turno elettorale, quando è passato meno di un anno dalle ultime elezioni cittadine.

Da questa estate, ormai, De Mori ha lasciato il timone della città per curarsi. Il telefono sempre spento per volere dei medici, i colloqui centellinati mentre in città si addensavano dubbi e timori da parte di tutte le forze alleate che ormai da oltre un mese chiedono con forza un passo indietro “per ridare una guida alla città”. Anche perché eventuali tentennamenti, che qualcuno sta adottando ad arte, potrebbero far scadere i termini entro i quali poter andare al voto nella prossima primavera, provocando un anno di commissariamento.

Un anno fa fu il Pd a volere De Mori a capo della coalizione di centrosinistra, imponendolo a tutta la coalizione, compresa l’Italia dei Valori che con il parlamentare On. Renato Cambursano aveva sostenuto fino alla fine la candidatura di Claudio Castello, oggi vice sindaco.

Una decisione quantomeno incauta, quella di indicare un uomo legato alla società civile, secondo molti dettata dai maggiorenti democratici locali per poter consolidare la propria rete di potere all’interno di quel territorio.

In una città nella quale malaffare e politica, durante i quindici anni di governo di centro destra,  si sono spesso intrecciati come ha dimostrato l’operazione Minotauro, nell’ambito della quale venne arrestato il leader dell’Udc locale Bruno Trunfio (già assessore nel governo Fluttero, in cella con il padre Pasquale, capocosca locale, e il fratello Giusep­pe) che al secondo turno delle scorse amministrative si schierò con il centrosinistra.

Una città difficile Chivasso, come testimonia la scelta di istituirvi una Commissione d’indagine, fortemente voluta dal prefetto di Torino Alberto Di Pace. Una città nella quale il tesseramento del Pdl ha toccato record mai conosciuti prima, superando le mille sottoscrizioni, tra le quali, si mormora, “c’è di tutto” persino esponenti di altri partiti. Per questo  la decisione di De Mori prefigurera  una campagna elettorale al veleno, nella quale, peraltro, nessuno degli schieramenti ha ancora un candidato.

UE: L’autogol di Angela Merkel

31 gennaio 2012 -   "La donna che andava verso il gelo": la Süddeutsche Zeitung riassume la reazione non certo calorosa al comportamento di Angela Merkel durante il Consiglio europeo del 30 gennaio. Se è vero che la cancelliera ha imposto il patto fiscale ai partner europei, nel giro di due mesi e contando unicamente sulle proprie forze, c'è da dire che la cancelliera è ormai "l'immagine del severo e inflessibile guardiano, e nei paesi europei suscita la paura di un'invasione straniera", nota lo Spiegel. Una delle maggiori colpe di Merkel è quella di aver proposto di inviare un commissario al bilancio ad Atene per obbligare i greci e rispettare gli impegni. "Un suicidio politico", secondo lo Spiegel. "La confessione di un fallimento", gli fa eco Tagesspiegel, che capisce come ad Atene sia nato spontaneo il paragone con il "Gauleiter" dell'epoca nazista:  
Se si trattasse soltanto di una mancanza di sensibilità storica dei tedeschi nei confronti dei greci, si potrebbe rimediare con un po' di abilità diplomatica. Ma la proposta è il segno che la comunità monetaria non è più benvoluta. Ricchi contro poveri, forti contro deboli. […] I greci devono già sottostare alla troika Fmi/Ue/Bce, non hanno bisogno di un intervento supplementare di qualcuno che vada a fargli i conti in tasta. Il nuovo pacchetto di aiuti attualmente in discussione dovrebbe creare un equilibrio tra riforme e crescita. Affinché abbia successo ci vogliono molto denaro, molta pazienza e soprattutto molta fiducia.

EUROZONA: La Germania occupa il bilancio

I 130 miliardi del secondo piano di salvataggio per la Grecia in cambio del controllo da parte del commissario europeo al bilancio: secondo la stampa europea la proposta di Berlino, rivelata alla vigilia del Consiglio europeo del 30 gennaio, è l'ennesimo attentato alla sovranità nazionale.  
"Un'ombra si stende sul Consiglio europeo di oggi a Bruxelles", scrive Público: "L'ombra di una proposta tedesca secondo cui il governo greco dovrebbe essere posto sotto il controllo diretto di un commissario al bilancio con poteri decisionali". Secondo il quotidiano portoghese la proposta rappresenta un problema serio, perché  una cosa è vedere la sovranità finanziaria limitata da circostanze particolari, come quelle attraversate in questo periodo dal Portogallo o dalla Grecia, un'altra è constatare che la sovranità politica viene trattata come un problema secondario.
Secondo Le Monde, se la proposta tedesca rivelata dal Financial Times dovesse essere approvata dai 27 in occasione del Consiglio europeo, la Grecia dovrebbe impegnarsi a 'utilizzare gli incassi dello stato prima di tutto per affrontare il debito', ovvero per rimborsare gli interessi dei presti contratti. Secondo il documento questa cessione della sovranità dovrebbe in seguito essere iscritta 'a pieno titolo' nella legislazione nazionale greca, 'preferibilmente attraverso una modifica costituzionale'.
Com'era prevedibile, la proposta tedesca ha scatenato le ire della stampa greca. “Nein, nein, nein”, titola Ta Nea, opponendo il suo rifiuto alla perdita della sovranità nazionale e della tredicesima e quattordicesima del salario minimo. Il quotidiano fa appello al governo, ai partiti politici e ai sindacati affinché creino un fronte di negoziazione forte, da opporre ai creditori e ai supervisori del pese. Per parlare con una sola voce dobbiamo mettere da parte le strategie personali, gli obiettivi dei partiti, le rivalità e le considerazioni elettorali. Niente di tutto ciò ha valore se perderemo la lotta per la nazione.
Su To Ethnos l'editorialista Georges Delastik scrive che l'idea di Berlinonon può provenire da un paese amico. Il documento ricorda le condizioni dettate da un conquistatore a una popolazione sottomessa, e dunque deve essere trattato dal popolo greco come un attacco ostile da parte di uno stato che vuole distruggere la sovranità della Grecia, come ha già fatto Hitler nell'aprile 1941 […] Un nuovo Gauleiter deciderà quando chiudere le scuole e gli ospedali e non pagare più gli stipendi e le pensioni. Gli spregevoli tedeschi si preparano a portare i greci letteralmente alla fame. […] Questo documento rivela il volto laido dell'eurozona e dell'Ue del XXI secolo.
Secondo la tedesca Frankfurter Allgemeine Zeitung, la proposta è "un diversivo a uso esclusivo della politica interna". Il quotidiano economico precisa che nessun commissario è in grado di porre fine alla crisi. Ricordando l'esempio di Ottone I, il sovrano bavarese che ha regnato sulla Grecia tra il 1832 e il 1862, la Faz scrive che 

si potrebbe discutere se i greci abbiano vissuto durante il regno di Ottone uno sviluppo paragonabile a quello della Baviera. Ma sarebbero gravati dai debiti tanto quanto lo è oggi la Baviera. Fino a quando ci saranno gli aiuti, nessun commissario proveniente da Bruxelles o Berlino sarà in grado di risanare l'amministrazione di Atene. Basta osservare la sperequazione in Germania. La città di Berlino consuma i miliardi provenienti dalla Baviera, senza che lo stato federale riesca a convincere i berlinesi a cambiare il loro stile di vita "sexy". E le cose continueranno così fino a quando coloro che ricevono saranno più numerosi di coloro che danno. Nell'Ue succede la stessa cosa. Soltanto il randello dei tassi d'interesse o la minaccia credibile di un'espulsione dall'euro potrebbero forzare il cambiamento.

USA 2012:La chiesa cattolica si schiera contro Obama

Critica anticoncezionali per dipendenti organizzazioni religiose

New York, 31 gen.  - Barack Obama rischia il voto cattolico nelle elezioni per la presidenza degli Stati Uniti del prossimo novembre. L'ultimo colpo arrivato dalla Chiesa cattolica ha preso la forma di lettere lette domenica scorsa durante la messa in tutto il paese che denunciavano la recente decisione dell'amministrazione di obbligare ospedali e scuole di tutte le religioni ad inserire anticoncezionali nelle assicurazioni sanitarie per i loro dipendenti.

In una lettera letta nell'arcidiocesi di Washington era scritto che le organizzazioni "saranno messe nell'insostenibile posizione di dover scegliere tra violare la legge o violare le proprie coscienze". Il vescovo della diocesi di Phoenix, in Arizona, ha scritto che "i fedeli non possono diventare cittadini di seconda classe". ABC News riporta che tutte le lettere di cui ha avuto notizia chiedevano ai fedeli di pregare per il cambiamento della legge.

Obama, il cui vice presidente Joe Biden è cattolico, ha ottenuto la maggioranza del voto cattolico nel 2008, grazie al supporto degli elettori ispanici, ma è arrivato solo al 47 per cento del voto tra gli elettori cattolici bianchi, contro il 71 per cento dei voti conquistati tra i cattolici di colore, secondo dati del Pew Research Center's Forum on Religion & Public Life.

SERBIA: Governo sceglie "male minore" e rinazionalizza acciaierie

Dopo 10 anni Us Steel lascia impianti Smederevo in perdita


Belgrado, 31 gen. - Il governo serbo torna proprietario delle acciaierie di Smederevo (60 km a sud est di Belgrado) riacquistate al prezzo simbolico di un dollaro, dal gigante americano Us Steel, deciso a lasciare il complesso produttivo in perdita. Il contratto è stato siglato a Belgrado dal premier Mirko Cvetkovic ed il vice presidente U.S. Steel, a capo delle operazioni europee, David Rintoul.

"Avevamo due opzioni, quella di rimanere passivi di fronte a 5.400 lavoratori a rischio (...) e quella di riacquistare le acciaierie e cercare un nuovo partner strategico per risollevarne le sorti", ha detto il premier serbo in conferenza stampa. "Abbiamo scelto la seconda con tutti i suoi lati positivi e negativi", ha aggiunto, precisando che "certo non siamo felici in questo momento, ma era l'opzione meno peggio". Cvektovic ha inoltre informato che l'interesse di potenziali nuovi acquirenti è arrivato "dalla Russia, dall'Ucraina e dall'Estremo Oriente".

Dopo avere privatizzato le acciaierie di Smederevo nel 2003 ed a seguito di tre anni consecutivi in perdita - 100 milioni di dollari solo nel 2011 - "sfortunatamente le condizioni di mercato e l'impatto dei risultati finanziari sui nostri azionisti, ci hanno portati oggi a lasciare la Serbia", ha detto, da parte sua, Rintoul, garantendo al governo di Belgrado "tutta l'assistenza necessaria a questo periodo di transizione" ed augurandogli "tutto il meglio e buona fortuna".

UE: Cameron contro Germania e Francia

"Cameron attacca l'eurozona", titola il Financial Times. Quella fatta dal primo ministro britannico al World economic forum a Davos, in Svizzera, per il quotidiano londinese è stata una "bella strigliata" alla Germania.
Cameron, che si è appellato a Berlino perché metta a disposizione più risorse e dia maggiori garanzie per risolvere la crisi dell'eurozona, è stato molto esplicito riguardo alla Tobin tax, la tassa sulle transazioni finanziarie, bollandola come "una semplice follia".
Il suo intervento, prosegue il FT, riflette l'annosa e profonda frustrazione dei funzionari britannici nei confronti della leadership tedesca sull'unione monetaria, e mira a un programma di interventi molto più incisivo per scongiurare un contagio nell'eurozona e la crisi del debito sovrano europeo e per evitare che i paesi più forti si impegnino a diminuire il surplus commerciale mentre quelli più in difficoltà si stanno sforzando di ridurre al minimo il loro deficit.
Nel frattempo, sottolinea il Times, il primo ministro ha preso parte a "un nuovo round di tensioni che attraversa la Manica".
Cameron e il sindaco di Londra Boris Johnson temono che il socialista François Hollande, dato per vincente alle elezioni presidenziali francesi del prossimo maggio, "possa mandare all'aria il piano di salvataggio economico previsto per l'Europa e scalzare la City", scrive il Times.
Nelle sessanta misure che ha proposto ieri 26 gennaio, Hollande "ha promesso di fare a pezzi il trattato sulla nuova disciplina di bilancio della Ue che dovrebbe essere approvato lunedì", precisa il quotidiano di Londra. Hollande ha fatto del fisco e del mercato finanziario "il suo obiettivo principale, con un aumento del 15 per cento dell'imposta sugli utili delle banche, la messa al bando del commercio di strumenti finanziari 'tossici' e stock-options, un tetto per i bonus e l'approvazione di una tassa sulle transazioni finanziarie". Per il sindaco di Londra quello di Hollande è solo "un desiderio di rivalsa politica passeggero". 

CRISI: Eurozona, va bene il rigore, purchè non sia il Rigor Mortis

L’ennesimo vertice di Bruxelles ha prodotto un accordo sulle nuove regole di bilancio a cui dovranno attenersi i Paesi europei, con l’eccezione di Regno Unito e Repubblica Ceca. I Paesi che aderiranno al nuovo Trattato si sottoporranno ad una ferrea disciplina di bilancio, beneficiando della protezione del “fondo salva Stati” permanente, il cosiddetto European Stability Mechanism.
RIGORE E SOLIDARIETÁ – Ma il summit di Bruxelles ha soprattutto sancito la leadership della Germania in Europa. La posizione tedesca, ben espressa dalla Merkel anche a Davos, punta a coniugare rigore con solidarietà. La Germania ritiene cioè che dalla crisi sia emersa l’inefficacia dei meccanismi di controllo del precedente patto di stabilità europea. Di conseguenza, l’obiettivo tedesco è stato innanzitutto quello di rafforzare tali controlli per conseguire un maggior rigore delle politiche di bilancio dei Paesi europei. Solo in seconda battutala Germania è stata disposta a parlare di solidarietà. Quest’ultima da intendersi al massimo come una maggiore velocità di contribuzione da parte tedesca al fondo europeo di stabilità e non come un aumento dell’importo del fondo, fermo alla soglia dei 500 miliardi di euro. In realtà la posizione tedesca è stata più articolata, perchéla Germania ha sostenuto di non poter aumentare il proprio contributo al fondo, dato il rischio di assumere così un impegno non sostenibile nel lungo termine. Il che, a sua volta, avrebbe rappresentato una minaccia per la propria credibilità sui mercati finanziari, e di conseguenza, per lo stesso fondo salva Stati. Tuttavia, tenendo questa posizione,la Germania ha finto di dimenticare almeno quattro importanti aspetti della crisi attuale.
 PATTO DI STABILITÁ
Primo - la Germania è stata con la Francia tra i primi a sforare, nel 2003, il patto di stabilità. La mancanza franco-tedesca di disciplina è stata moralmente nefasta, perché ha rappresentato il via libera anche per altri Paesi, meno virtuosi e meno competitivi, nel non rispettare i vincoli europei.
Secondo - La Germania si sta avvantaggiando di tassi di interesse molto bassi rispetto ai suoi partners europei, che di fatto creano una Europa a due velocità. Può quindi investire di più ed accrescere la sua potenza, a detrimento delle economie degli altri Paesi europei.
Terzo - Se lo squilibrio attuale nasce anche da una diversa competitività strutturale dei vari Paesi europei, imporre rigore ed austerità a mezza Europa, non basterà a risolvere detto squilibrio ma potrebbe addirittura accentuarlo. La crescita italiana, spagnola o greca trova un limite nella politica tedesca. Quest’ultima è stata definita da uno storico illustre come Valerio Castronovo, nel libro “Il capitalismo ibrido”, come il frutto di una “strategia imperiale”.La Germania, cioè, da un lato tende ad allineare le politiche fiscali e sociali dell’Unione Europea ai criteri invalsi nel proprio contesto nazionale. Dall’altro però continua a premere il pedale delle proprie esportazioni, curandosi ben poco del fatto che i crescenti disavanzi commerciali di altri suoi partner possano pregiudicare la tenuta complessiva dell’Unione Europea.
DEBITO GRECO
Quarto - La Germania e la Francia, quando a Deauville hanno imposto alle banche private di farsi carico di una parte consistente della perdita sul debito sovrano greco, hanno contribuito, come a suo tempo Bush con l’inadeguata gestione dell’affaire Lehman Brothers, ad amplificare e non ridurre le spinte verso la disintegrazione europea. Dichiarando infatti l’incapacità di correre in soccorso della Grecia, i leaders europei hanno evidenziato agli investitori di tutto il mondo la fallibilità degli Stati sovrani europei. Allora ben venga Monti, finalmente sostenuto in politica estera da una larga maggioranza parlamentare, ad aprire gli occhi alla Germania, facendo capire che allinearsi al rigore va bene purché la Germania si impegni a sostenere politiche che, facendo anche leva sulle fresche energie dei giovani, consentano anche la crescita degli altri Paesi europei, che altrimenti avrebbero più di una ragione per chiedersi che senso abbia stare in Europa. Bene dunque il rigore, purché non sia rigor mortis. (di Alfonso Siano)

CRISI: Boom disoccupazione, un giovane su tre senza lavoro. Top dal 2001

L'Istat: a dicembre il numero di disoccupati ha raggiunto quota 2 milioni e 243mila

Roma, 31 gen. - In Italia quasi un giovane su tre, di coloro che partecipano attivamente al mercato del lavoro, è disoccupato. E a dicembre il numero di disoccupati ha raggiunto quota 2 milioni e 243mila: si torna così ai livelli di dieci anni fa. E' dato allarmante fotografato dall'Istat.

Secondo l'Istat, a dicembre il tasso di disoccupazione giovanile si è attestato al 31%, in diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto a novembre. Su base annua il tasso di disoccupazione dei giovani di età compresa tra 15 e 24 anni aumenta, invece, di 3 punti percentuali.

E continua ad aumentare il livello generale della disoccupazione che sta raggiungendo livelli record. A dicembre 2011 il tasso di disoccupazione è salito all'8,9% in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto a novembre e di 0,8 punti percentuali su base annua: si tratta del dato più alto dal gennaio 2004, anno d'inizio delle serie storiche mensili dell'Istat. Se si prendono in considerazione le serie storiche trimestrali, invece, per ritrovare un tasso di disoccupazione così alto bisogna tornare al terzo trimestre del 2001.

I dati sono per difetto in quanto i lavoratori part time che abbiano raggiunto i 90 giorni di lavoro in un anno non vengono considerati disoccupati, inoltre non rientrano nel conteggio tutta quella moltitudine di disoccupati che non si iscrive più nelle liste di disoccupazione.

Turchia: Sale a 105 il numero dei giornalisti in carcere

Nel fine settimana arrestato giornalista quotidiano curdo
Istanbul, 31 gen. (TMNews) - Aumenta a 105 il numero dei gioralisti turchi in carcere. La denuncia arriva dalla ong turca Tgd, la Piattaforma per la solidarietà con I giornalisti in carcere. A finire dietro le sbarre per ultimo, lo scorso 28 gennaio, è stato Aziz Tekin, un giornalista curdo che collaborava oer il quotidiano Azadiya Welat, che ha avuto a sua volta problemi con la giustizia della Mezzaluna.

Il giornalista è stato arrestato con l'accusa di associazione a organizzazione terroristica, in particolare al Kck, l'Unione delle comunità curde, considerata associazione terroristica e che al suo interno comprenderebbe anche il Pkk, il Partito dei lavoratori del Kurdistan, che da anni lotta per la creazione di uno stato indipendente.

"La Turchia è fra I Paesi con il più alto numero di giornalisti arrestati al mondo - si legge nel comunicato della Tgd -. Con l'ultimo arresto il Paese rafforza la sua posizione ai vertici della classifica. Il partito per la Giustizia e lo Sviluppo Akp, (guidato dal premier Recep Tayyip Erdogan ndr) sta abusando della legge anti terrorismo".

lunedì 30 gennaio 2012

C.S.C.:Il Fazio(so) del servizio pubblico

Ieri sera il servizio pubblico televisivo ha negato, e non è la prima volta, l’esistenza dei socialisti e del PSI. È accaduto durante “Che tempo che fa”, con l’intervista di Fabio Fabio al Ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri. L’ultima domanda posta al ministro riguardava i fatti di Milano di domenica 22 gennaio, quando in Piazza Duomo la Digos, per “ragioni di ordine pubblico”, ha ordinato ai manifestanti del Psi di ripiegare uno striscione con il tricolore nazionale, durante la manifestazione organizzata dalla Lega Nord.
Fazio si è ben guardato dal citare gli attori principali della manifestazione, i militanti del Psi che, a causa del loro gesto di amore per la bandiera nazionale, hanno ricevuto insulti e minacce dai leghisti, degne del più becero comportamento squadristico. Con un finale che ha dell’incredibile: i socialisti sollecitati, si fa per dire, dagli agenti a ripiegare la bandiera e a spostarsi in un’altra piazza.
Fatti gravi, sui quali abbiamo presentato in Senato un’interrogazione al Ministro dell’ Interno. Viene da chiedersi perché Fabio Fazio, la redazione, gli autori di un programma del servizio pubblico – e anche il Ministro – abbiano evitato, di informare i telespettatori che a esporre uno striscione di oltre trenta metri erano stati i socialisti.
Continuiamo a difendere il tricolore, simbolo dei valori fondanti dell’Italia, con lo stesso orgoglio con cui lo abbiamo elevato alla manifestazione della Lega Nord e con la stessa dignità con cui abbiamo dovuto raccoglierlo sotto indicazione delle forze dell’ordine.
Siamo stati offesi due volte: la prima a Milano, quando avremmo voluto vedere difendere i nostri compagni che elevavano il tricolore anziché chi lo stava offendendo; la seconda ieri sera, per mano del cosiddetto servizio pubblico. Un episodio al quale non riesco a trovare una giustificazione.

C.S.C. : Il Pd torna a occupare il vecchio fortino.

L'ex numero uno dell'Interporto di Orbassano succede a Percelsi a capo dell'azienda per lo smaltimento dei rifiuti. La monnezza non rende solo stipendi.

Alessandro Di Benedetto è il nuovo presidente di Seta Spa – Società ecologia territorio ambiente - che gestisce la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti per i comuni della cintura Nord di Torino e di parte del Canavese.

L’ex consigliere regionale del Partito democratico e presidente dell’Interporto di Orbassano, succede a Mario Percelsi, che si era dimesso alla fine dello scorso anno. Guadagnerà circa 37 mila euro all’anno.

Il Partito democratico, e in particolare l’area di Sinistra in Rete, torna così a presidiare l’antico feudo della monnezza. Un fortino costruito in particolare dal parlamentare Stefano Esposito - leader della corrente diessina del Pd, assieme al sindaco di Settimo Torinese Aldo Corgiat - a capo dell’azienda dal 2006 al 2008. Una società al centro della quale si è consumata una delle più aspre battaglie politiche interne al centrosinistra, visto che, secondo i maligni, sarebbero stati propri i dissidi legati alla gestione di Seta ad aver aperto la faida tra l’allora sindaco di Venaria Nicola Pollari e quell’area del Pd che nel 2010 gli negò l’appoggio per il secondo mandato, consegnando il Comune al dipietrista Giuseppe Catania.

L’azienda serve circa 200 mila cittadini, suddivisi tra 29 comuni, tra i quali città relativamente popolose come Settimo, Chivasso, Leinì e Borgaro

Oggi la politica piemontese si è ridotta ad uno scambio fra postulanti, ed il PD è ormai maestro nel campo.

Usa 2012: News

Romney avanti di 1 punto su Obama in 14 stati indecisi
Washington, 29 gen. - Anche se ancora non ha conquistato la nomination repubblicana Mitt Romney resta il candidato del Gop con le maggiori chance di battere Barack Obama. Anzi se si votasse oggi lo batterebbe, anche se di un solo punto percentuale: 48 a 47 per cento. E' quanto emerge da un sondaggio UsaToday/Gallup nei 14 decisivi "swing State" (stati ancora in ballo): Colorado, Florida, Iowa, Michigan, Ohio, Pennsylvania, Nevada, New Mexico, New Hampshire, North Carolina, Virginia e Wisconsin. Il presidente batterebbe invece alla grande Newt Gingrich (54 a 40%); lo stesso, ma con un margine di sette punti, se sfidasse il libertario Ron Paul (50 a 43%); identico distacco ed esito nel confronto con Rick Santorum (51 contro 44%). (AGI)

Scontri e gas lacrimogeni, 200 arresti tra indignados Oakland
Oakland (California), 29 gen. - Tafferugli e scaramucce tra manifestanti e agenti in assetto anti-sommossa, ad Oakland in California. La polizia, che ha dovuto usare i gas lacrimogeni, ha arrestato oltre 200 persone e negli scontri in cui sono rimasti feriti tre agenti e almeno un manifestante (ma i filmati in circolazione su Internet hanno mostrato diversi attivisti curati dal personale paramedico o caricati sulle ambulanze). Secondo un comunicato della polizia, gli agenti sono stati attaccati con "bottiglie, tubi di metallo, pietre, bottiglie spray, bengala e ordigni esplosivi improvvisati". I manifestanti di Occupy Oakland, emanazione locale di Occupy Wall Street, volevano occupare (ma non ci sono riusciti) un centro congressi in disuso nel centro della citta', per stabilirvi una sede per il movimento e richiamare l'attenzione sul problema dei senzatetto. Un gruppo di facinorosi ha anche fatto irruzione nella City Hall; e secondo il presidente del consiglio comunale, ha danneggiato mostre e bruciato una bandiera degli Stati Uniti. (AGI) Bia
Panetta, Teheran puo' realizzare bomba atomica in un anno. Gli USA non lo permetteranno
Washington, 30 gen. - L'Iran potrebbe riuscire a realizzare la bomba atomica in "circa un anno": ad affermarlo e' stato il segretario alla Difesa Usa, Leon Panetta, il quale ha ribadito che "nessuna opzione e' esclusa" per fermare l'escalation nucleare di Teheran. "Se decidessero di farlo, probabilmente impiegherebbero circa un anno per produrre la bomba e un altro, o altri due, per montarla su un vettore che la possa sganciare", ha spiegato il capo del Pentagono in un'intervista all'emittente Cbs. "Gli Usa - e il presidente e' stato chiaro su questo - non vogliono che l'Iran sviluppi armi atomiche. Per noi si tratta di una linea rossa. E lo e', ovviamente, anche per Israele con cui condividiamo questo obiettivo", ha continuano Panetta. Il capo del Pentagono ha quindi assicurato che Washington "prendera' ogni passo necessario" per evitare un simile scenario.

UE: Oggi il vertice , Berlino vuole commissariare la Grecia

Tensioni in calo sui mercati, ma nel mirino ora c'è di nuovo anche il Portogallo

Bruxelles, 30 gen. - Si tiene oggi a Bruxelles il primo vertice Ue del 2012, sotto il segno di un'estrema incertezza riguardo alla crisi dell'euro e alla recessione incombente, anche se la situazione dei mercati è migliorata non poco rispetto a quella drammatica che aveva fatto da sfondo all'ultimo incontro dei capi di Stato e di governo, il 9 dicembre scorso.

Le decisioni dei nuovi governi italiano e spagnolo in fatto di consolidamento di bilancio e di riforme strutturali danno, se non altro, l'impressione di una ritrovata capacità di guida e di determinazione nella terza e quarta delle maggiori economie dell'Eurozona, anche se è chiaro a tutti (tranne che ai tedeschi, ossessionati dal rigore di bilancio) che per uscire dalla doppia crisi - la 'débacle' dell'euro e la recessione economica - ci vorrà ben altro. Nessuno parla, come l'ultima volta, di vertice "decisivo", o dell'ultima chance per risolvere la crisi. Nessuno più vuol creare troppo aspettative.

La crisi greca, intanto, continua ad aggravarsi, tanto che Berlino ora chiede brutalmente il commissariamento del governo di Atene, dando a Bruxelles tutto il potere sul bilancio nazionale. Una pretesa inaccettabile per qualunque paese sovrano, che la Commissione europea si è affrettata a smentire formalmente, confermando però nella sostanza la necessità di un monitoraggio ancora più stretto del governo greco. Nel frattempo continuano a girare a vuoto, nonostante le rassicurazioni, i negoziati fra le banche e il governo di Atene per la partecipazione 'volontaria' dei creditori privati alla riduzione del debito pubblico. E se gli aiuti del Fondo salva Stati Efsf e dell'Fmi sembrano essere stati messi a frutto positivamente dall'Irlanda, aumenta invece la preoccupazione per il Portogallo, altro paese assistito dall'Efsf.

Il vertice dovrebbe dare il suo accordo politico al nuovo patto sul pareggio di bilancio ("Fiscal Compact"), fortemente voluto da Berlino per assicurarsi che a nessun paese dell'Eurozona sia più permesso di violare la disciplina finanziaria teutonica. La speranza di tutti è che questa rassicurazione porti la cancelliera tedesca Angela Merkel a un'apertura sul rafforzamento del nuovo Fondo di salvataggio permanente, l'Esm, che Berlino ha già accettato di far entrare in funzione con un anno di anticipo, nel luglio prossimo, con una 'potenza di fuoco' per ora limitata a 500 miliardi di euro

Usa 2012: Esponente repubblicano “Obama è come Schettino”

Reine Priebus: Obama sta abbandonando la nave qui negli Usa

Washington, 30 gen. - Barack Obama come Francesco Schettino. Il presidente americano come il comandante della Costa Concordia che ha portato la sua nave sugli scogli, abbandonandola al suo destino dopo il grave incidente. E' questo il paragone fatto ieri dal presidente del National Committee del Partito republicano, Reince Priebus, nel corso di una intervista alla CBS, provocando la reazione indignata dei democratici.

Parlando delle prossime elezioni presidenziali di novembre, Priebus ha detto: "Tra pochi mesi tutto questo sarà una vecchia storia, e noi parleremo del nostro piccolo comandante Schettino, che è il presidente Obama, che sta abbandonano la nave qui negli Stati Uniti ed è più interessato alla campagna elettorale che al suo lavoro di presidente".

E' come "Schettino, il capitano che ha abbandonato la sua nave in Italia",ha precisato Priebus. "Questo è il nostro presidente, che sta scappando dal popolo americano e non sta facendo il suo lavoro, mentre gira il paese per fare campagna elettorale". Il paragone tra Obame e Schettino ha suscitato una profonda indignazione tra i democratici. Il National Committee democratico ha definito "vergognose" le parole di Priebus. (fonte Afp)

domenica 29 gennaio 2012

ITALIA/GOVERNO: «Papà Martone chiedeva un incarico per il figlio Michel»

Negli atti dell’inchiesta P3, l’imprenditore Martino racconta come nel 2009. L’allora avvocato generale della Cassazione perorasse la causa di Michel. Nel 2010 Michel Martone diventa consulente di Brunetta. Nel 2011 diventa vice ministro del Governo Monti

Agosto 2010, saletta avvocati del carcere di Poggio Reale. L’imprenditore Arcangelo Martino, in carcere dal 7 luglio insieme con Pasquale Lombardi e Vincenzo Carboni con l’accusa di aver ricreato dalle ceneri una nuova loggia segreta, fa mettere a verbale altri particolari su come il gruppo di amici aveva cercato di condizionare Consulta e Corte di Cassazione, il Csm e le regionali in Lombardia e in Campania.

«Mi sono ricordato - dice Martino all’aggiunto Capaldo e al sostituto Sabelli - che Martone (Antonio, potente avvocato generale della Cassazione, ndr) sosteneva (siamo nel 2009, ndr) che attraverso il partito voleva dare una risposta lavorativa al figlio, che fa il commercialista o una cosa del genere... E invece Vincenzo (Carbone, ex presidente della Corte di Cassazione, ndr) aveva chiesto sempre a Lombardi di avere un incarico dopo la pensione».

Le due richieste, una per il figlio di Martone e una per lo stesso Carbone, «con relativi curricula» vengono veicolate a Dell’Utri. «Sicuramente - assicura Martino - Lombardi chiedeva a Martone e a Carbone di intervenire in qualche vicenda. Non so dire quale ma gliene chiedeva tante...». Gli atti dell’inchiesta (rinvio a giudizio per 20 persone tra cui Dell’Utri e Verdini) hanno raccontato i favori che gli amici della P3 hanno cercato di scambiarsi: il lodo Alfano, che nell’ottobre 2009 avrebbe dovuto congelare i processi del premier e che invece fu giudicato incostituzionale dalla Consulta; il lodo Mondadori, il debito fiscale del gruppo editoriale con lo Stato per decidere il quale la Cassazione prese così tanto tempo da essere anticipata da una leggina .... e via di questo passo. La fortuna conta. I cognomi anche. I meriti talvolta. Gli amici di papà contano moltissimo.

Gli “sfigati” scarseggiano di tutti questi attributi a dispetto, spesso, di qualche merito. La storia di Michel viceministro Martone è condensata in queste poche righe. Nel senso che il ragazzo-professore avrà anche delle qualità ma a questo punto - costretti a dover mettere tutto insieme dopo la ministeriale certezza che sono “sfigati quelli che non si laureano entro i 28 anni”- quello che sembra prevalere è il sistema di amicizie di cui può beneficiare la famiglia Martone. Il babbo, prima di tutto, quello di cui si trovano tracce nelle trentamila pagine dell’inchiesta P3. Perchè è lecito immaginare che il giovane figlio Michel qualche agevolazione potrebbe averla ricevuta anche a seguito delle richieste del padre. Ad esempio nel 2009 Michel ha ottenuto una consulenza di 40 mila euro dall’allora ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta per «interventi in materia di digitalizzazione nel settore pubblico dei Paesi Terzi». Alla fine del 2010 papà Antonio lascia anzitempo la magistratura dopo che il suo nome risulta tra i frequentatori degli amici della P3, presente a pranzi (in casa Verdini) e in ristoranti di Roma dove, secondo le accuse, Lombardi e amici cercavano di decidere nomine, candidature e sentenze. Una carriera lampo. Antonio Martone non è mai stato indagato ma solo sentito dai magistrati come persona informata sui fatti.

Da segnalare che l’incarico al figlio arriva poco prima la nomina del padre a presidente del Civit (dicembre 2009), la Commissione ministeriale sulla trasparenza nella pubblica amministrazione. Michel Martone è sicuramente un giovane brillante accademico che ha bruciato le tappe: laurea a 23 anni, ricercatore e avvocato a 26, associato a 27. A 29 anni è professore ordinario, cattedra a Teramo di Diritto del lavoro. A Siena, dove acquisì l’idoneità nel 2003, la Commissione parlò di «aspettative» più che di «certezze». Di certo, ammette oggi il viceministro, «ho sempre cercato di essere all’altezza della mia fortuna».
L’Unità del 28 gennaio 2012 – Roma – CLAUDIA FUSANI

ITALIA: Ministro dell'interno Anna Maria Cancellieri

Grave rimuovere bandiera Italia a comizio Lega
"Digos avrà avuto i suoi motivi, ma va tenuta alta"
Roma, 29 gen.  - E' "grave" che durante la manifestazione della Lega a Milano della scorsa settimana la Digos abbia fatto rimuovere una bandiera italiana per motivi di ordine pubblico. Lo ha detto il ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri durante la trasmissione 'Che tempo che fa'.

"La bandiera italiana (portata da militanti del PSI ndr) rimossa dalla Digos durante la manifestazione (della Lega, ndr) a piazza Duomo è un fatto molto grave. Ora, se è successo vuol dire che la Digos, che in quella situazione ci si è trovata, avrà avuto i suoi motivi. Non do un giudizio, potrebbe essere un'azione giustificata. Ma la bandiera va difesa con il proprio corpo, mai, dico mai, va tolta: va sempre tenuta alta".

Non vedo rischio terrorismo, ma cani sciolti. Situazione delicata quando le persone temono di perdere lavoro.

Roma, 29 gen.  - Un vero rischio terrorismo è improbabile, ma non si devono sottovalutare gli eventuali "cani sciolti" che potrebbero inserirsi nella "situazione delicata" provocata dalla crisi economica. Lo ha detto il ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri a 'Che tempo che fa'.

"È un momento delicato e sull'incertezza economica si innesta una situazione politica più complessa. Quando le persone hanno paura di perdere il posto di lavoro, o l'hanno già perso, vedo situazione di grande delicatezza. Non vedo un pericolo reale di terrorismo ma solo la possibilità - ha affermato - che qualche cane sciolto possa inserirsi e fare qualche movimento non proprio controllabile".

RUSSIA: Centinaia in auto sfilano contro Putin a Mosca

L'azione ribattezzata il "Cerchio bianco"
Mosca, 29 gen.- Centinaia di moscoviti a bordo delle loro auto hanno manifestato oggi per delle elezioni libere in Russia e contro il Primo ministro Vladimir Putin, candidato alle presidenziali di marzo, guidando nell'arteria che gira intorno al Cremlino. I veicoli, decorati di fiocchi e palloncini bianchi - il colore del movimento di contestazione - hanno provocato numerosi rallentamenti alla circolazione.

L'azione, ribattezzata "il Cerchio bianco", è stata organizzata attraverso i social network su internet dalla "Lega degli elettori", un movimento creato da giornalisti, blogger e artisti in vista di coordinare le manifestazioni per una presidenziale democratica il 4 marzo prossimo.

Gli automobilisti hanno suonato il clacson lungo tutto il "Cerchio bianco" e numerosi passanti li salutavano, sfoderando a loro volta dei fiocchi bianchi. Il governo russo è confrontato da dicembre alla più grande ondata di contestazioni dal 2000, innescata dalle legislative che sono state contraddistinte, secondo l'opposizione e dagli osservatori stranieri, da frodi. (con fonte Afp)

RUSSIA: Gorbaciov promuove Referendum costituzionale contro autocrazia

"Cambiare sistema politico gestito dal premier Vladimir Putin"

Mosca, 28 gen. (TMNews) - L'ultimo dirigente dell'Urss, Mikhail Gorbaciov, ha lanciato un appello per l'organizzazione di un referendum costituzionale in Russia per mettere fine "all'autocrazia", figlia dell'attuale sistema politico.

In una lettera pubblicata dal giornale d'opposizione russo Novaia Gazeta, di cui è uno dei proprietari, Gorbaciov sottolinea che le recenti manifestazioni in Russia mostrano che la popolazione vuole cambiare un sistema politico gestito dal primo ministro, Vladimir Poutin.

Per il premio Nobel per la Pace, il Paese vive "una crisi politica seria" che può essere definita "crisi costituzionale" perché la legge fondamentale russa ha permesso la creazione di un potere personalizzato. C'è bisogno "di un nuovo partito democratico forte e capace di prendere l'iniziativa di rinnovare la Costituzione", scrive Gorbaciov.

Le promesse di riforme fatte da Putin durante la campagna elettorale per le presidenziali dimostrano che "vuole lasciare le cose come stanno", aggiunge l'ex leader sovietico

ITALIA: Morto Oscar Luigi Scalfaro, il presidente dei "non ci sto"

Dal bolerino 'scandaloso', agli Interni, ai no a Berlusconi dal Colle
Roma, 29 gen.  - Oscar Luigi Scalfaro era nato a Novara il 9 settembre 1918. Magistrato, deputato all'Assemblea Costituente, e' stato il nono Presidente della Repubblica, dal 1992 al 1999. Fu eletto deputato ininterrottamente dal 1946 al 1992, quando, durante la sua presidenza della Camera dei deputati, fu eletto Presidente della Repubblica. In precedenza era stato Ministro dell'Interno nel Governo Craxi I. Era senatore a vita aderente al Partito Democratico. Di Scalfaro bisogna inoltre ricordare che, insieme a Sandro Pertini (che presiedette come membro anziano il Senato nel 1987) ed Enrico De Nicola (presidente della Camera, del Senato e della Repubblica dal 1º gennaio all'11 maggio 1948), ha ricoperto tutte le tre più alte cariche dello Stato: è infatti stato Presidente della Repubblica e Presidente della Camera, oltre ad avere presieduto provvisoriamente il Senato all'inizio della XV Legislatura.

Cattolico fervente, dei molti episodi che hanno caratterizzato la vicenda umana e politica di Oscar Luigi Scalfaro bisogna ricordare il 'caso del prendisole quando cioe' nel 1950, nel ristorante romano 'da Chiarina', il giovane deputato, insieme ai colleghi di partito Sampietro e Titomanlio, ebbe un vivace alterco con una giovane signora, Edith Mingoni in Toussan, da lui pubblicamente ripresa in quanto il suo abbigliamento era sconveniente poiché mostrava le spalle nude. Secondo una ricostruzione de Il Foglio, la signora si sarebbe tolta un bolerino a causa del caldo e Scalfaro avrebbe attraversato la sala per gridarle: 'È uno schifo! Una cosa indegna e abominevole! Lei manca di rispetto al locale e alle persone presenti. Se è vestita a quel modo è una donna disonesta. Le ordino di rimettere il bolerino!'. Sempre secondo questa fonte, Scalfaro sarebbe uscito dal locale e vi sarebbe rientrato con due poliziotti.

L'episodio terminò perciò in questura, ove la donna, militante del Movimento Sociale Italiano, querelò Scalfaro ed il collega Sampietro per ingiurie. La vicenda tenne banco sui giornali e riviste italiane per lungo tempo: la stampa laica accusava Scalfaro di 'moralismo' e 'bigottismo', quella cattolica lo difendeva. Intervennero nella polemica molti personaggi.

Per il resto, la carriera di Scalfaro è stata tutta interna ai palazzi della politica. Durante gli anni sessanta, Scalfaro non fece mai mistero della sua concezione anticomunista, tanto da opporsi a ogni tentativo di 'apertura a sinistra'. Negli anni settanta, invece, dopo aver tentato di dar vita a una sua corrente nella Dc, visse un periodo in ombra, che terminò nel 1983, quando cioe' fu richiamato al governo da Giulio Andreotti come ministro dell'Interno fino al 1987. Anni difficili, quelli della sua permanenza al Viminale, che furono segnati dalla Strage del Rapido 904 (dicembre 1984), dall'omicidio da parte delle Brigate Rosse dell'economista Ezio Tarantelli (marzo 1985) e dalla recrudescenza dell'attività della mafia, che nel 1985 tentò l'omicidio del giudice Carlo Palermo ed uccise importanti esponenti delle forze dell'ordine in Sicilia. Dopo l'esperienza da ministro e la presidenza della commissione parlamentare per la ricostruzione in Irpinia, Scalfaro fu eletto Presidente della Camera dei Deputati il 24 aprile del 1992, anche se restò per poco tempo in questa carica.

Francesco Cossiga si dimise da Presidente della Repubblica nello stesso mese e l'elezione del successore si trascinò in una serie di votazioni parlamentari senza risultato (Forlani e Vassalli non raggiunsero il quorum); la strage di Capaci con il massacro di Falcone e della scorta dette uno scossone alla vita politica italiana e Scalfaro, sino ad allora considerato un outsider nella corsa al Quirinale, fu eletto alla massima carica istituzionale del Paese subito dopo il tragico evento. 'Sponsor' politico di Scalfaro fu allora Marco Pannella, leader del Partito Radicale. Comunque, il 25 maggio 1992 Scalfaro fu eletto Capo dello Stato (al sedicesimo scrutinio) con 672 voti, espressi dai democristiani, dai socialisti, dai socialdemocratici, dai liberali, dal PDS, dai Verdi, dai Radicali e dalla Rete.

La sua permanenza al Quirinale verrà ricordata come una delle presidenze più controverse della storia repubblicana: benché fortemente sostenuto dai partiti politici sopravvissuti al turbine di Tangentopoli, la figura di Scalfaro ha ingenerato forti contrapposizioni, fronteggiate con una decisione che nessuno avrebbe saputo prevedere da un politico approdato quasi per caso al Quirinale. Durante il settennato, Scalfaro si trovó infatti a dover nominare numerosissimi governi, di cui due tecnici: Amato I, Ciampi, Berlusconi I, Dini, Prodi I e D'Alema I.

I guai cominciarono nel 1993, quando ci fu un grave scandalo per alcuni fondi neri del Sisde versati a favore di alcuni funzionari dei servizi segreti. In una girandola di indagini, colpi di scena e accuse reciproche tra istituzioni, Scalfaro prese la parola la sera del 3 novembre 1993, quando si presentò in televisione, a reti unificate e interrompendo la partita di Coppa Uefa tra Cagliari e la squadra turca del Trabzonspor, con un messaggio straordinario alla nazione nel quale pronunciò l'espressione 'Non ci sto', parlò di 'gioco al massacro' e diede una chiave di lettura dello scandalo come di una rappresaglia della classe politica travolta da Tangentopoli nei suoi confronti.

Celebre anche il suo scontro con Silvio Berlusconi. Dopo le elezioni del 1994, in seguito alla vittoria elettorale del Polo delle Libertà, al momento in cui Silvio Berlusconi stava predisponendo la lista dei ministri, Scalfaro ritenne sgraditi alcuni nomi, tra cui spiccava la nomina di Cesare Previti (che era indagato ma non ancora condannato) ancora al Ministero della Giustizia, spostato alla Difesa e sostituito da Alfredo Biondi nel ruolo di Guardasigilli. In un colloquio preliminare con il futuro Presidente del Consiglio, a Scalfaro fu attribuita la frase 'Devo insistere: per motivi di opportunità quel nome non può andare'.

Il comune favore riservatogli dai nuovi partiti emersi dal crollo della cosiddetta 'Prima Repubblica' si spaccò quando - nel dicembre del 1994 - invece di sciogliere le Camere dopo le dimissioni del governo uscito dalle elezioni di sei mesi prima (come richiesto insistentemente dall'uscente premier Berlusconi), tentò con successo di formare un nuovo governo in base al dettame costituzionale secondo il quale, una volta eletto dal popolo sovrano, la sovranità è esercitata dal Parlamento; a sostegno della sua iniziativa fu ricordato che la Costituzione prevede che la funzione di deputati e senatori della Repubblica sia esercitata senza vincoli di mandato, onde è consentito cambiare schieramento ed appoggiare formazioni politiche diverse dalla lista in cui si è stati eletti. Quando Scalfaro svolse le consultazioni, ascoltò anche le componenti interne ai partiti per comprendere se vi erano in Parlamento i voti per un'ipotesi di 'governo tecnico': in un famoso discorso di fine anno invitò Berlusconi ad un passo indietro, promettendo che il nuovo governo avrebbe avuto un incarico a termine ed un presidente di fiducia dello stesso Berlusconi. Questi scelse il suo Ministro del Tesoro Lamberto Dini, ed assistette nell'anno successivo al progressivo spostamento dell'asse del governo così nato verso il centro-sinistra, che vinse le successive elezioni.

Da quel momento, il ruolo superpartes di Scalfaro fu messo sempre in discussione, tanto piu' che, non appena termino' il suo mandato e fu eletto senatore a vita, Scalfaro si presento in Senato a votare la fiducia al governo D'Alema. Alla fine della sua carriera, Scalfaro e' stato chiamato a svolgere il ruolo di Presidente provvisorio del Senato, fino all'elezione alla presidenza di Franco Marini, da lui sostenuto. Il 19 maggio 2006, come già aveva anticipato, ha votato la fiducia al governo Prodi II. Durante la XV Legislatura ha votato più volte in favore del governo Prodi e della maggioranza di centro-sinistra, anche in occasioni determinanti e con voti di fiducia. Nel 2007 ha aderito al Partito Democratico, pur non iscrivendovisi, ed è stato presidente del Comitato pro Veltroni-Franceschini nel Lazio per le primarie del 14 ottobre 2007. Da allora, si era ritirato dalla politica attiva, pur continuando a presiedere l'associazione Salviamo la Costituzione.

Crisi/UE: Per il belga 'Le Soir' Monti ha già cambiato l'Europa

"Nuovi equilibri grazie a lui contro il direttorio Merkozy"

Bruxelles, 28 gen. - Dopo l'articolo del 'Financial Times' di ieri con il titolo "l'Europa poggia sulle spalle di Monti", è il belga 'Le Soir' a pubblicare oggi un paginone sul ruolo nell'Ue del premier italiano, ponendo l'accento sulla sua capacità di 'sparigliare' il gioco del direttorio franco-tedesco. "Mario Monti, l'alternativa a Merkozy", segnala il richiamo in prima pagina.

L'articolo, con il titolo "Mario Monti ha già cambiato l'Europa", occupa due pagine interne e contiene anche uno specchietto in cui si prospetta una possibile candidatura di Monti a succedere nel 2014 all'attuale presidente del Consiglio europeo, il belga Herman Van Rompuy, dopo il suo rinnovo per due anni e mezzo, dato per scontato.

Il premier italiano, spiega l'autore dell'articolo, Maroun Labaki, "ha già, in modo molto sottile, scombinato i giochetti del direttorio Merkel-Sarkozy. E grazie a lui dei nuovi equilibri stanno apparendo in seno all'Ue. Se ne avrà la prova lunedì prossimo, al vertice dei Ventisette".

"Evidentemente, il contrasto con il suo predecessore, Silvio Berlusconi, non spiega tutto: in qualche settimana, Mario Monti si è imposto come un attore chiave sulla scena europea. E, da ogni parte, non si contano più gli elogi per lui", si legge nell'articolo, che cita diplomatici, giornalisti, e politici europei (in particolare dirigenti eurosocialisti e dei Verdi), oltre alle posizioni prese pubblicamente da Van Rompuy sulle riforme "impressionanti" già compiute in poche settimane dal nuovo governo, e dal presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, secondo cui Monti sta compiendo "una rivoluzione democratica del sistema".

La presidente dei Verdi europei, Monica Frassoni, sottolinea che, nonostante non sia molto lontano da Merkel "dal punto di vista ideologico", Monti "non è per niente d'accordo con l'idea che il rigore sia l'unica soluzione", e ricorda che già da quando era commissario europeo, il premier italiano si è dichiarato a favore degli eurobond e dell'esclusione della spesa pubblica per investimenti produttivi dal calcolo del deficit nel Patto di Stabilità. Il neo capogruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo, l'austriaco Hannes Swoboda definisce l'arrivo di Monti "un progresso enorme" e parla del premier come di "un possibile alleato" sulle questioni istituzionali e sociali. Potrebbe avere "un ruolo molto importante", conclude Swoboda, nel "costruire un ponte fra destra e sinistra" al livello europeo.

ITALIA: Per Di Pietro/IDV foto Vasto valida e doverosamente da rilanciare

Partire da lì per costruire alternativa, bipolarismo punto fermo

Milano, 28 gen.- Per il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, la fotografia di Vasto che lo ritrae con Nichi Vendola (Sel) e Pierluigi Bersani (Pd) rappresenta un modello di coalizione ancora valido per il futuro. Lo ha detto intervistato da Fabio Fazio a 'Che tempo che fa'.

"Quella foto - ha detto l'ex Pm - non è solo ancora valida, ma doverosamente da rilanciare". A suo parere quell'incontro ha anzitutto "senz'altro ribadito un punto fermo, cioè un sistema bipolare in cui i cittadini conoscono prima del voto la coalizione, il programma e la squadra di governo. Intanto cominciamo noi tre e mettiamo in piedi un programma e una selezione di persone per costruire un'alternativa di Governo al Paese". Il passo successivo, ha concluso, sarà un necessario allargamento alla società civile (non a soggetti politici. n.d.r.).
Una bella maionese sperando non impazzisca, ma se invece si amalgamasse bene vorremmo sapere chi rinuncia a cosa in cambio di che.
Per esempio perché Vendola è disposto a rinunciare alle primarie da lui sempre sbandierate come unico momento di democrazia?

Spagna/ Barcellona, manifestano dipendenti pubblici contro tagli

Barcellona, 28 gen.  - Insegnanti, agenti di polizia, vigili del fuoco, infermieri. In migliaia sono scesi in piazza oggi a Barcellona per protestare contro la politica di austerità del governo catalano, in un momento in cui Madrid impone alle regioni spagnole una stretta disciplina di bilancio. "No ai tagli di bilancio", si legge su uno striscione alla testa della manifestazione convocata da 200 sindacati e organizzazioni per la difesa del settore pubblico.

Le cifre sul numero dei partecipanti alla manifestazione variano da 15.000, secondo la polizia regionale a 125.000 stando agli organizzatori. Dopo i tagli del 2011, il governo catalano, diretto dalla coalizione nazionalista Ciu, prevede per il 2012 un nuovo piano di rigore con una riduzione degli stipendi per tutti i dipendenti pubblici, un aumento delle tasse su benzina, iscrizione all'università, acqua e trasporti. (Fonte Afp)

sabato 28 gennaio 2012

NO TAV: Centinaia in piazza a Torino, "Non ci fermeranno

Prosegue la protesta nonostante il maltempo. Ad aprire il corteo le carriole con i detriti del cantiere

Torino, 28 gen. - La pioggia battente e il nevischio non ferma la protesta No Tav. Sono centinaia i militanti del movimento che si oppone alla costruzione della Torino-Lione che stanno sfilando in buon ordine in via Roma con le tradizionali bandiere bianche su cui campeggia il treno ad alta velocità sbarrato di rosso. Una manifestazione che dopo gli arresti di due giorni fa si carica di nuovi significati.

Sono diversi i cartelli che riportano la scritta "Liberi tutti", mentre sui volantini distribuiti dai manifestanti si legge: "Il governo dei tecnici cala l'asso di bastoni". Nel corteo compaiono anche bandiere di Sel e di Rifondazione comunista. Alla testa del lungo serpentone che è partito dalla stazione di Porta Nuova il leader storico del movimento Alberto Perino che ribadisce: "Non ci fermeranno".

In cima al corteo diverse donne che portano carriole con i detriti del cantiere di Chiomonte, dal filo spinato a tronchi di alberi tagliati fino ai bossoli dei fumogeni usati negli scontri che ripetutamente si sono verificati attorno al cantiere.

Pagliacci vestiti da militari con caschi pieni di fiori, carriole piene di detriti e la marcia pacifica dei No Tav, sotto la neve che sta scendendo a Torino, è arrivata in piazza San Carlo sotto il simbolico cavallo di bronzo, dove i manifestanti urlano: "Il dissenso è un'arma pericolosissima" e scimiottano i militari che presidiano il cantiere di Chiomonte.

Tra i manifestanti accanto al leader No Tav Alberto Perino c'è anche il professore Gianni Vattimo, europarlamentare Idv, secondo cui il Pd sta facendo "una politica suicida, non so chi voterà più il partito in Piemonte dopo il loro comportamento sul tema dell'alta velocità in Val di Susa.

Russia: Manifestazione pro-Putin a Ekaterinburg

In 15.000 per sostenere la sua candidatura al Cremlino

Mosca, 28 gen. - Circa 15.000 persone si sono riunite oggi a Ekaterinburg (Urali) per sostenere il ritorno al Cremlino del primo ministro Vladimir Putin, grande favorito alle presidenziali nonostante sia emerse un movimento di opposizione inedito contro di di lui. Lo ha indicato la polizia locale.

"Circa 15.000 persone hanno partecipato alla manifestazione. Tutto si è svolto come previsto", ha dichiarato il portavoce della polizia della regione di Sverdlovsk, Valery Gorelykh, citato dall'agenzia Ria Novosti, precisando che non ci sono stati "problemi di ordine pubblico". I manifestanti, scesi in strada nonostante la temperatura rigida (-15), sventolavano bandiere con scritte come "La Russia ha bisogno di un presidente forte" e "Noi siamo a favore di un futuro stabile", secondo le immagini diffuse dalla tv. (fonte Afp)

SIRIA: Forze Assad perdono controllo periferia di Damasco

Syrian Free army a mezz'ora da palazzo presidenziale


28 gen.  - Le forze dell'opposizione siriana sono ormai alle porte di Damasco. Decine di uomini armati del Syrian Free Army (l'Esercito libero della Siria) hanno organizzato checkpoint e preso posizione, strada per strada, a pochi minuti di auto dal centro della capitale siriana per consentire i funerali di un uomo di 33 anni, al grido di "ti sotterreremo Bashar".

Una scena che solo fino a pochi giorni fa sarebbe stata impossibile, precisa il Times, in uno degli stati più militarizzati del Medio oriente: "E' ormai chiaro che le autorità stanno perdendo il controllo della zona e che i quartieri a maggioranza sunnita sono caduti nelle mani dei rivoltosi".

"Tutto quello che possono farci ormai - spiega un insegnante nascondendo il volto - è tagliarci l'acqua o l'elettricità o il telefono. Questo dimostra quanto ormai siano deboli" e non più in grado di intervenire militarmente in queste aree, dove ormai le bandiere dei ribelli sventolano sui tetti.

La svolta nella situazione siriana è confermata anche dalle testimonianze raccolte dalla Bbc, che scrive che l'Esercito libero siriano è ad appena mezz'ora dal palazzo presidenziale di Damasco.

DEMOCRAZIA: Dieci pensieri su un mondo assurdo

Ogni giorno l'ideologia dominante ci presenta come normalità la soppressione della democrazia, la svendita dei beni comuni e i soprusi contro la collettività. Dobbiamo ricominciare a porci domande semplici. Estratti.

Non scrivo un articolo da qualcosa come tre anni, perché non sapevo cosa scrivere. È tutto così palese: la soppressione della democrazia, l'aumento del divario sociale ed economico tra poveri e ricchi, il disfacimento dello stato sociale, la privatizzazione e la conseguente applicazione delle norme del mercato a tutte le sfere della nostra vita, e così via.
Quando l'assurdo ci viene propinato ogni giorno come normale, è solo una questione di tempo prima che uno si senta malato o anomalo. Di seguito provo a riassumere alcune idee che ritengo fondamentali.
1. Parlare di assalto alla democrazia è un eufemismo. Una situazione in cui alla minoranza di una minoranza è consentito nuocere al bene di tutti per l'arricchimento di pochi, è postdemocratica. La colpa è della collettività, perché non è stata in grado di eleggere persone che tutelassero i suoi interessi.
2. Ogni giorno sentiamo che i governi dovrebbero "riconquistare la fiducia dei mercati". Con "mercati" si intendono prima di tutto le borse e i mercati finanziari, ossia quegli attori che speculano per i propri interessi o per conto di altri, con l'obiettivo di ottenere il più alto profitto possibile. Non sono gli stessi che hanno alleggerito la collettività di una quantità inimmaginabile di miliardi? È la loro fiducia che i nostri sommi rappresentanti dovrebbero cercare in ogni modo di ottenere?
3. Ci indignamo, a ragione, per la "democrazia guidata" di Vladimir Putin. Ma perché ad Angela Merkel non è stata chiesto di dimettersi, quando ha parlato di "democrazia conforme al mercato"?
4. Con il crollo del blocco orientale, alcune ideologie hanno raggiunto un'egemonia talmente incontestata da essere percepite come normali. Un esempio di questo potrebbe essere la privatizzazione, vista come qualcosa di completamente positivo. Tutto quello che possedeva la collettività era ritenuto inutile e dannoso per i clienti. Così è emerso un clima che, presto o tardi, avrebbe portato per forza all'esautorazione della collettività.
5. Un’altra ideologia che ha avuto enorme fortuna è quella della crescita: "Senza crescita non c'è nulla", ha decretato già diversi anni fa la cancelliera tedesca. Senza parlare di queste due concezioni, non si può neanche affrontare un discorso sulla crisi dell'euro.
6. Il linguaggio dei politici non è più in grado di rappresentare la realtà (avevo già vissuto una situazione simile nella Ddr). È un linguaggio che esprime sicurezza di sé, che non si sottopone più alla verifica di un interlocutore. La politica è degenerata fino a diventare uno strumento, un soffietto usato per attizzare la crescita. Il cittadino è ridotto a consumatore. Crescita di per sé non significa nulla. L’ideale della società sarebbe un playboy che nel minor tempo possibile consuma il massimo. In questo senso, una guerra comporterebbe un'impennata vertiginosa della crescita.
7. Domande ovvie come "a chi giova?", "chi ci guadagna?", sono diventate sconvenienti. Non siamo tutti sulla stessa barca? Chi dubita di ciò minaccia la pace sociale. La polarizzazione economica della società è avvenuta mentre si predicava a gran voce che abbiamo tutti gli stessi interessi. Basta fare un giro per Berlino. Nei quartieri più belli, i pochi edifici non restaurati di regola sono scuole, asili, case di riposo, piscine o ospedali. Nelle zone cosiddette "problematiche" gli edifici pubblici in rovina si notano di meno. Lì sono le fessure tra i denti che suggeriscono il livello di povertà. Oggi si dice, non senza demagogia: abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità, siamo stati ingordi.
8. I nostri rappresentanti, come in passato, sbattono sistematicamente la collettività contro il muro, derubandola delle sue entrate. Il governo Schröder ha abbassato l’aliquota massima d’imposta dal 53 al 42 per cento, mentre l'aliquota per le imprese tra il 1997 e il 2009 è stata quasi dimezzata, arrivando al 29,4 per cento. Nessuno quindi dovrebbe meravigliarsi se le casse dello stato sono vuote, anche se il nostro pil cresce di anno in anno.
9. Una storia: quello che un tempo spacciavano come contrasto tra Germania dell'est e dell'ovest, oggi ci viene descritto come differenza tra paesi. Nel marzo scorso ero a Porto, in Portogallo, per la presentazione di un mio libro. A un certo punto l’atmosfera, fino a quel momento cordiale e interessata, è stata cambiata da una domanda del pubblico. Così, improvvisamente, non eravamo altro che tedeschi e portoghesi seduti gli uni di fronte agli altri che si guardavano in cagnesco.
La domanda era sgradevole: se noi, e cioè io, un tedesco, non tentassimo ora, con l’euro, quello che non eravamo riusciti a fare un tempo con i nostri panzer. Nessuno tra il pubblico ha protestato. E io ho reagito d’istinto, come era prevedibile, vale a dire da tedesco. Offeso, ho risposto che nessuno è costretto a comprarsi una Mercedes e che loro avrebbero dovuto essere contenti di ottenere prestiti più vantaggiosi di quelli privati. Mentre pronunciavo queste parole, ho colto tra le labbra il fruscio della stampa tedesca.  
Nello scalpore che è seguito, sono tornato in me. E visto che avevo il microfono in mano, ho balbettato in un inglese stentato che la mia reazione era stata stupida quanto la loro, che eravamo caduti tutti nella stessa trappola, che da portoghesi e tedeschi ci eravamo schierati impulsivamente con i nostri colori nazionali, come a una partita di calcio. Come se si trattasse di tedeschi e portoghesi e non di chi sta in alto e in basso, insomma, di coloro che in Portogallo come in Germania hanno provocato questa situazione e ne hanno tratto e continuano a trarne profitto.
10. Sarebbe democrazia se la politica intervenisse con tasse, leggi e controlli sulla struttura economica esistente e costringesse gli attori dei mercati a seguire binari compatibili con gli interessi della collettività. Sono domande semplici: a chi giova? chi ci guadagna? è un bene per la collettività? E soprattutto: quale società vogliamo? Questa per me sarebbe democrazia.
Mi fermo qui. Vorrei raccontarvi altro, di un professore che ha detto di esser tornato a vedere il mondo come lo vedeva a quindici anni, o di una ricerca del Politecnico federale di Zurigo, che ha esaminato gli intrecci tra gruppi industriali per individuare a 147 compagnie che si sono spartite il mondo, e le 50 più potenti sono banche e assicurazioni. Mi piacerebbe dirvi anche che tutto dipende dal recupero del buon senso e dal trovare chi ha idee affini alle nostre, perché uno non può parlare una lingua diversa da solo. E vi direi che anch’io ho ritrovato la voglia di aprire bocca. (Ingo Schulze - 27 gennaio 2012 Süddeutsche Zeitung Monaco )