Pensare Globale e Agire Locale

PENSARE GLOBALE E AGIRE LOCALE


lunedì 30 aprile 2012

PRIMO MAGGIO 2012

FESTA DEI LAVORATORI

BIRMANIA: San Suu Kyi: «Giurerò in parlamento»

Ban Ki-Moon (Onu): «Serve unità di intenti verso la democrazia».
Lunedì, 30 Aprile 2012 - Dopo non avere giurato sulla Costituzione birmana alla prima seduta parlamentare,  Aung San Suu Kyi, la leader dell'opposizione birmana eletta lo scorso 1 aprile, ha annunciato la propria intenzione a prestare giuramento in parlamento.
La Premio Nobel per la pace che ha recentemento incontrato il ministro Giulio Terzi, ha spiegato di avere cambiato idea «in accordo con la volontà del popolo», senza però dire quando avverrà la cerimonia.
La disputa si è sbloccata grazie a un accordo tra Suu Kyi e il presidente della Camera, Thura Shwe Mann e secondo alcune fonti la Lega nazionale per la democrazia deve fare il proprio debutto mercoledì 2 maggio in parlamento.
La contesa era nata attorno alla formula che chiedeva ai neo-deputati di impegnarsi per «salvaguardare» la Costituzione, parola che Suu Kyi voleva sostituire con «rispettare». La Carta imposta dal regime alla popolazione nel 2008 garantisce un ruolo chiave ai militari, assegnando loro il 25% dei seggi.
BAN KI-MOON: «VERSO DEMOCRAZIA». E proprio intervenendo al parlamento birmano, il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon, ha dichiarato che nel Paese le forze politiche devono trovare «unità di intenti» e lavorare insieme con la comunità internazionale per garantire il percorso verso la democrazia, nel quale il ruolo dello stesso parlamento, ha concluso, «è centrale».

GERMANIA: Pirati, arrembaggio al Bundestag

Al congresso di Neumünster la costituzione della forza politica nata sul web che mira alle elezioni parlamentari del 2013.
Lunedì, 30 Aprile 2012 - Pirati si attrezzano per la scalata al Bundestag. Lo sbarco è previsto nell'autunno 2013, quando è in programma che i tedeschi tornino a votare per rinnovare parlamento, governo e cancelliere. Ammesso che la legislatura tenga fino alla sua scadenza naturale. Sono infatti in agenda due importanti elezioni regionali (Schleswig-Holstein il 6 maggio, Nord Reno-Westfalia il 13) che potrebbero anche anticipare la crisi, qualora i partiti di maggioranza, i liberali in particolare, dovessero andare incontro a sconfitte rilevanti.
SCONTATO L'INGRESSO IN PARLAMENTO. Per gli outsider della politica tedesca, i giovani ribelli emersi prepotentemente dal sottobosco di internet, i due appuntamenti regionali dovrebbero invece costituire solo un passo in avanti verso la definitiva consacrazione come forza politica: nessun sondaggio mette in dubbio il superamento della soglia del 5%, necessaria per entrare nei parlamenti dei Länder. Anzi, alcuni rilevamenti promettono un ingresso a vele spiegate, un bottino di voti ancora superiore a quelli ottenuti 8 mesi fa a Berlino e un mese fa nel Saarland.
CONSACRAZIONE DI UNA FORZA POLITICA. Così, per la prima volta, tutti gli occhi dei media, dei politici e degli elettori sono stati puntati sul congresso svoltosi nel fine settimana del 29 e 30 aprile proprio a Neumünster, nello Schleswig-Holstein, dove i Pirati hanno avviato la lunga marcia verso la costruzione di una forza politica più strutturata e matura, in grado di reggere l'impatto delle attese, dei voti e del confronto con gli altri partiti: un complesso e rischioso passaggio dall'età dell'adolescenza a quello della responsabilità.

Bernd Schlömer nuovo leader

«E per prima cosa i delegati hanno incoronato un nuovo leader», ha scritto l'Hamburger Abendblatt «nella persona di Bernd Schlömer, quarantunenne di Amburgo, cui sono andate le preferenze di due terzi dei delegati». Il nuovo volto dei Pirati dovrà porsi gli obiettivi di mettere un freno all'anarchia di voci e dichiarazioni che hanno caratterizzato questa prima stagione politica, di amalgamare le diverse e spesso contrastanti correnti interne, di rendere più definito il profilo del partito e di preparare un programma che, assieme ai temi come la trasparenza e le nuove forme di democrazia digitale che ne hanno decretato finora il successo, faccia capire quali siano le posizioni dei pirati rispetto alle sfide più urgenti che incombono sulla politica.
UN RUOLO DA PROTAGONISTI. Tanto più che, come ha aggiunto il quotidiano anseatico «Schlömer non ha intensione di relegare il nuovo partito ai margini della competizione, nel comodo cantuccio dell'opposizione ad oltranza e sostiene che chi si presenta alle elezioni persegue conseguentemente anche l'obiettivo di assumere responsabilità e di governare con tutte le forze democratiche».
IL DETONATORE DELLA NOVITÀ POLITICA. Da quando è stato evidente a tutti che i Pirati non sarebbero rimasti uno stravagante episodio berlinese e che erano destinati a diventare l'elemento in grado di sconvolgere il tradizionale panorama politico tedesco, gli esperti si sono divisi nel giudizio. Gli scienziati della politica sono rimasti spiazzati. Da tempo attendevano di capire quale sarebbe stato il detonatore della novità, trastullandosi con ipotesi di coalizioni inedite, come quelle fra conservatori e verdi. Molti pronosticavano la nascita di una forza populista di destra, in grado di replicare i successi di Geert Wilders in Olanda o (nostalgie a parte) quelli lepeniani in Francia. E invece la novità è spuntata a sinistra, sebbene i Pirati dimostrino di pescare consensi un po' dovunque, nelle sconosciute praterie del non voto come fra i delusi dei partiti tradizionali, a sinistra come a destra.

Le stoccate degli editorialisti

Gli editorialisti hanno preferito indugiare sugli aspetti più folkloristici, tratteggiando i contorni di un movimento caotico e disorganizzato, privo di indirizzi definiti, minacciato dal dilettantismo del personale politico, permeato da maschilismo e incapace di frenare infiltrazioni dall'estrema destra neo-nazista e razzista.

I PASSI AVANTI A NEUMÜNSTER. «I Pirati hanno forse un problema con il nazismo», ha scritto la Zeit,«ma esso appare contenuto e i dirigenti hanno dimostrato nel congresso di Neumünster di poterlo gestire, approvando una specifica risoluzione di condanna votata all'unanimità e tra applausi a scena aperta. E probabilmente hanno un problema con il professionismo politico, che ha alimentato le accuse di infantilismo e disordine espresse da media e concorrenti politici. Ma anche in questo caso, proprio il congresso ha evidenziato una stupefacente disciplina, nonostante alcune impasse nelle fasi di votazione».
Insomma, per la Zeit sarebbe un errore attardarsi a sottolineare ancora i cliché che hanno accompagnato la turbolenta fase di crescita del nuovo partito, perché «il risultato del congresso di Neumünster ha evidenziato una consapevole disponibilità alla Realpolitik e la nuova dirigenza eletta dai delegati testimonia la volontà di puntare su due pilastri: continuità e stabilità».

I DIFETTI: DOGMATISMO E ATTEGGIAMENTO COI MEDIA. Altri sono, secondo il periodico progressista, i rischi: «Una crescente divisione fra militanti e dirigenti, testimoniata dalle continue e rumorose interruzioni dei discorsi da parte dei delegati, il conflitto fra i nuovi arrivati e i Pirati della prima ora, che si esprime nelle reciproche accuse di opportunismo e dogmatismo e l'atteggiamento verso i media».(Pierluigi Mennitti)

GRECIA: Crisi, Atene cavia di Berlino

La denuncia dei radicali greci: «Sfruttati da banche e imprese tedesche».
Lunedì, 30 Aprile 2012 - La Grecia sprofonda nel dramma della povertà, coi redditi che crollano a picco, e la Germania si arricchisce alle sue spalle. È questa la denuncia dei radicali di Syriza, il partito della sinistra greca che secondo i sondaggi è al terzo posto nel gradimento nazionale, dopo i mastodonti del Pasok (i socialisti) e Nea Dimocratia (conservatori). E che quindi si appresta a dettare il proprio programma al parlamento.
Gli esponenti di Syriza sanno come vincersi l'appoggio popolare. Secondo il loro piano, l'80% del debito pubblico restante dopo il default controllato del marzo scorso deve essere cancellato. E il resto ripagato solo a patto che ci sia una crescita economica nel Paese.
MISURE CHE UCCIDONO IL MALATO. La convinzione è che sia necessario fermare la Troika (Ue, Fmi e Bce), prima che esporti negli altri Paesi del Sud dell'Europa - Italia inclusa - la propria cura da cavalli. «È un opinione condivisa da tutti che queste misure di austerity anziché aiutare il malato lo uccidono», ha raccontato a Lettera43.it, Vasileios Moulopoulos, deputato di Syriza. «E non sono solo i greci a dirlo ma anche grandi economisti come i due premi nobel per l’economia, Stiglitz e Krugman che non sono di estrema sinistra».
LA GERMANIA VINCE SEMPRE. Il sospetto che attraversa politici e analisti sotto il Partenone è che la Grecia sia diventata una cavia per poter osservare la società e l'economia di un paese sotto le pressioni del debito. Una sorta di esperimento capitalista: in cui qualcuno guadagna e altri soccombono. A vincere, per inciso, è sempre la Germania.
Le banche tedesche ottengono infatti prestiti ad un tasso inferiore all'1% e concedono poi gli stessi prestiti alla Grecia al 4%. Una vera e propria estorsione, che ha già fruttato a Berlino 400 milioni di euro.

Il progetto delle imprese tedesche: delocalizzare in Grecia

In Grecia molti sono convinti che esista un disegno dietro a tutto quanto. Le imprese tedesche e internazionali hanno un progetto ben preciso: fare profitto e delocalizzare le proprie attività, costruendo una sorta di Cina in Grecia, grazie alle condizioni assolutamente favorevoli.
L'aumento delle tasse, i tagli agli stipendi, alle pensioni e la svendita di asset pubblici strategici d'altra parte hanno assottigliato di molto le speranze per il paese.
CLASSE MEDIA POLVERIZZATA. La classe media si è proletarizzata violentemente: prima rappresentava l'80% della popolazione. Oggi quasi non esiste più, stretta nella polarizzazione tra nuovi poveri e vecchi ricchi.
«Se andiamo avanti cosi la Germania e gli altri paesi avranno a loro disposizione un intero esercito di poveri lavoratori, 4 milioni di persone attive che lavoreranno forse per 100 euro al mese, solo per un piatto di cibo», ha accusato il deputato della sinistra Moulopoulos.
RICCHEZZE DEL PAESE IN SVENDITA. Per evitare la fame il governo greco ha svenduto tutte le ricchezze che sono rimaste nel Paese. Si mettono in vendita o si affittano le proprietà statali, compreso l'aeroporto internazionale di Atene (insieme ad altri 38), la società per la distribuzione del gas, i porti di Salonicco e del Pireo, le zone di villeggiatura, le autostrade e perfino l'energia solare.
Atene ha messo sul piatto la prima delle sei imprese che si è impegnata a vendere: Depa, monopolista ellenico del gas, di cui lo Stato detiene il 65% del capitale. L'obiettivo è incassare subito 4,5 miliardi per arrivare, attraverso altre dismissioni, a un totale di 19,5 miliardi entro dicembre del 2015.

Syriza: «Architettura europea a favore di un solo Paese»

Una situazione che i partiti minori che si presentano alle elezioni del 6 maggio intendono boicottare, per ripristinare un equilibrio diverso.
«Vogliamo un Europa dei popoli con eguali diritti economici e politici per tutti, senza un architettura europea a favore di un solo Paese», ha detto a Lettera43.it, Panagiotis Kouroumplis, ex deputato del Pasok ora confluito in Syriza dopo essere stato espulso dal suo partito per aver votato contro al piano economico.
COME BERLINO NEL 1953. La proposta alternativa della sinistra è offrire al Paese un piano di rientro simile a quello applicato alla Germania (proprio lei!) nel 1953, alla fine di una Guerra mondiale che l'aveva lasciata in ginocchio: un taglio del 50% del debito, una riduzione del tasso di interesse e un ripagamento solo se e quando si avrà una crescita economica.
L'alternativa è congelare i debiti per almeno 5 anni e investire questo denaro per rilanciare l'economia del paese. Se la possibilità all'epoca fu data a Berlino, perché oggi non dovrebbe averla Atene? (Gabriel Vallin Frangoulis)

UCRAINA: Tempesta Timoshenko su Euro 2012

Merkel, Italia e Uefa: «Liberatela o boicottiamo». Kiev dura: «Fuori il calcio dalla politica».
Lunedì, 30 Aprile 2012 - Violenze fisiche, pressing diplomatico e ipotesi boicottaggio: la sorte di Yulia Timoshenko è diventata un caso internazionale che intreccia calcio e politica.
L'ex premier dell'Ucraina e leader dell'opposizione sta scontando in galera la condanna a sette anni per abuso di potere.
PUGNI E SCIOPERO DELLA FAME. Ora è sotto processo per appropriazione indebita ed evasione fiscale, ha denunciato percosse e pugni da parte delle guardie carcerarie e ha iniziato uno sciopero della fame.
Kiev è finita nel mirino dell'Unione europea, e la tensione verso il Paese che a giugno deve ospitare insieme con la Polonia l'Europeo di calcio è esplosa.
AUT AUT DI MERKEL E BARROSO. Angela Merkel si è posta come capofila delle istituzioni dissidenti nei confronti dell'Ucraina: «O la Timoshenko viene liberata o non verrò all'Europeo», è stato l'aut aut della cancelliera tedesca.
L'ha seguita a ruota il presidente Commissione europea, José Manuel Barroso, che tramite la sua portavoce ha annunciato la non-partecipazione all'evento sportivo.
«Bisogna vedere come evolve la situazione, che è grave e che solleva particolari preoccupazioni», è stato il commento.
LETTERA A PLATINI. Identica presa di posizione per la vicepresidente della Commissione e responsabile europea per la giustizia, Viviane Reding, che in una lettera inviata al presidente Uefa Michel Platini ha reso noto il rifiuto dell'invito alla partita inaugurale dell'8 giugno (in Polonia) per le «preoccupazioni» legate alle condizioni della Timoshenko e si è augurata che «altri riflettano sulla opportunità di andare» in Ucraina.

Italia unita: «Non possiamo voltarci dall'altra parte»

Tutti compatti a favore della protagonista della rivoluzione arancione anche in Italia, dove governo e mondo dello sport hanno fatto fronte comune: «Quando vengono violati i diritti soggettivi e i principi democratici, lo sport non può voltarsi dall'altra parte», ha detto il ministro dello Sport Piero Gnudi.
LA FIGC: «IL CALCIO AIUTI YULIA». Il presidente della Figc, Giancarlo Abete, non si è tirato indietro: «Il calcio aiuterà a far parlare del caso di Yulia Timoshenko. È sempre così, in occasione dei grandi eventi sportivi si accendono i riflettori anche sulle tematiche sociali dei Paesi che li ospitano».
«Con il Coni», ha aggiunto, «c'è totale sintonia e siamo pronti ad attuare qualsiasi iniziativa che ci venisse chiesto di prendere».

Kiev fa muro: «Il calcio non sia ostaggio della politica»

Il problema è che a Kiev hanno risposto a muso duro: il ministro degli Esteri ucraino, Oleg Voloshin, si è augurato che la Germania non voglia rispolverare «metodi da guerra fredda» e «fare dello sport un ostaggio della politica».
«FERITE AUTO-INFLITTE». Non solo: secondo Vadim Horan, un dirigente della procura regionale di Kharkiv, le ferite mostrate dalla Timoshenko nelle foto sarebbero state provocate dall'ex premier stessa.
«Il meccanismo e la localizzazione», ha sostenuto Horan, «indicano che questi lividi sono il risultato di pressioni contro oggetti solidi non taglienti o di urti, ma non possono essere stati causati da un pugno allo stomaco», teoria invece sostenuta dalla pasionaria dalle bionde trecce.

Ma lo sport tedesco va contro la Merkel: «Boicottare non serve a nulla»

Però l'idea di disertare la manifestazione della prossima estate non lascia tutti convinti: secondo il ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi, in Europa «c'è esitazione a usare l'arma del boicottaggio degli eventi sportivi perché i precedenti sono molto gravi».
IL PRECEDENTE DI MOSCA 80. Secca è stata anche la presa di posizione di alcuni dei massimi dirigenti dello sport tedesco contro i politici del loro Paese, che hanno minacciato di non presenziare.
Il presidente del comitato olimpico tedesco Thomas Bach, che è pure vicepresidente del Cio, ha sostenuto in un'intervista radiofonica che «boicottare i maggiori eventi sportivi in passato si è dimostrato inutile e senza senso».
«LO SPORT RESTI NEUTRALE». «Dopo il boicottaggio dell'Olimpiade di Mosca 1980», ha ricordato, «nessun soldato sovietico andò via dall'Afghanistan. Lo sport deve rimanere neutrale, e non avere connotati politici, solo così può aiutare a costruire ponti fra popoli e non a erigere muri».
Anche secondo l'ex presidente della federcalcio, e attuale dirigente Fifa, Theo Zwanziger, i politici tedeschi devono smetterla di minacciare il boicottaggio di Euro 2012, perché «in passato non sono serviti a niente».
La partita resta aperta, l'attenzione verso Kiev accesa più che mai
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PSI: LA LEGA ATTACCA E IL PSI RISPONDE.

NENCINI: TRA QUALCHE ANNO DEL CARROCCIO SI RICORDERANNO I DIAMANTI E IL TROTA

«Prima i soldi servivano a finanziare i partiti. Ora si ruba ai partiti per ristrutturare la terrazza della famiglia del segretario». Con queste parole Riccardo Nencini, segretario nazionale del Psi, ha risposto alla provocazione lanciata dal leader leghista Umberto Bossi che l’altra sera, durante un comizio a Conegliano, ha affermato che «la Lega non ha rubato i soldi a nessuno, non si è fatta dare le tangenti come il Partito socialista». «Bossi ha ragione – incalza Nencini – rispetto ad oggi la tangentopoli di venti anni fa era roba da dilettanti!». A margine del 120esimo anniversario della fondazione del Psi, il segretario ha poi lanciato un’ulteriore sferzata al senatùr: «Auguro a Bossi che gli italiani, fra vent’anni, si ricordino ancora della Lega Nord, anche se temo – ha concluso Nencini – che si ricorderanno soltanto delle promesse che non ha mai mantenuto, di suo figlio e dei diamanti in cassaforte».

FANTASIA E REALTA’ – Sono parole amare quelle di Umberto Bossi al comizio leghista di Conegliano, dove è intervenuto per appoggiare il candidato sindaco del Carroccio. «I nostri soldi li possiamo anche buttare dalla finestra, ma non abbiamo rubato alla gente, non c’è stata nessuna tangente in Finmeccanica. Se quelli pensano di fregarci così si sbagliano». Reminiscenze da “notte delle scope” per un senatùr sempre più provato dalle vicende giudiziarie che stanno rosicchiando e scardinando, uno dopo l’altro, i pilastri che sorreggono via Bellerio e che lo vedono sempre più solo ai comizi che fa in giro per la ormai non più sua Lombardia. Il primo tra tutti i pilastri a crollare è proprio quel richiamo all’onestà e alla trasparenza, quel sapore agrodolce di giustizialismo ingenuo che fu strumentalizzato da un partito che vent’anni fa poteva permettersi il lusso di sventolare il cappio in Parlamento, cavalcando l’onda un po’ naive di quanti hanno approfittato dell’antipolitica per ritagliarsi un piccolo spazio all’interno della politica stessa. Proprio come sta facendo oggi il comico dal retrogusto amaro Beppe Grillo, che da Palermo lancia paragoni tra il governo e la mafia.
Può sembrare un paradosso ma la strategia leghista dell’ultimo ventennio si è dimostrata a tutti gli effetti vincente, tanto che dalla nebbiosa Val Padana la strada per palazzo Chigi è sembrata sorprendentemente sgombra. Oggi però ci sarebbe un «complotto per far naufragare il sogno della Lega», come denuncia inghiottendo il senatùr. Bossi si muove agevolmente tra fantasia e realtà, dimenticando il verde curriculum di un Carroccio tutt’altro che onesto e trasparente nei confronti dei suoi elettori.

DAMNATIO MEMORIAE – Bossi dimentica tutti. Dimentica l’ex ministro della Giustizia Roberto Castelli, indagato per abuso d’ufficio a causa del suo piano di edilizia carceraria e salvato in corner dalla mancata autorizzazione a procedere del Senato. Bossi dimentica il presidente del consiglio regionale del Friuli, Edouard Ballaman, che usava l’auto blu come si fa da ragazzi con lo scooter, portando a spasso parenti e amici in giro per il Nord. Bossi oggi, soprattutto, dimentica la condanna per bancarotta fraudolenta all’allora presidente del Consiglio regionale del Veneto, Enrico Cavaliere, invischiato nella vicenda del villaggio-vacanze Skipper, in Croazia. Doveva essere il «paradiso di Bossi» e invece, stando al procuratore Paolo Luca che all’epoca si occupò delle indagini, «l’operazione era una modalità mascherata per finanziare il partito. In quel periodo la Lega – dice il procuratore – era in difficoltà a causa delle perdite della sua emittente televisiva e del giornale La Padania. Quest’iniziativa avrebbe consentito di disporre di liquidità e di realizzare un gran guadagno». Il senatùr dimentica infine Davide Boni, iscritto lo scorso marzo nel registro degli indagati della procura di Milano per corruzione nell’ambito di presunte tangenti e irregolarità nella realizzazione di alcuni centri commerciali. Un complesso di edifici che avrebbe fruttato alla Lega circa 1.000.000 di euro in tangenti. L’unico che ricorda Bossi oggi, in questa trafila di faccendieri inghiottiti dal verde magna-magna padano, è l’ex tesoriere Francesco Belsito, indagato per le ipotesi di reato di appropriazione indebita e truffa aggravata ai danni dello Stato nell’ambito dei finanziamenti pubblici percepiti dalla Lega come rimborsi elettorali.
Il senatùr vuole strumentalizzare Belsito come “pecora nera” della limpida combriccola di via Bellerio, ma non è una mossa politicamente conveniente:  i soldi di Belsito, stando alle indagini, sarebbero stati infatti utilizzati proprio dalla famiglia Bossi. «I nostri soldi li possiamo anche buttare dalla finestra, ma non abbiamo rubato alla gente», dice oggi Bossi, e se certo il garantismo deve essere sempre una priorità, è anche vero che un cielo coperto di nuvole non spinge certo ad andare in vacanza. A meno che qualcuno non abbia provveduto, chiaramente a tua insaputa, a comprarti già una casa. (Raffaele d’Ettorre)

domenica 29 aprile 2012

BIRMANIA: Ue revoca sanzioni per un anno

Suu Kyi non giura sulla costituzione nella prima seduta del Parlamento.
Primi segnali di cambiamento in Birmania. I ministri degli esteri dell'Unione europea hanno deciso di sospendere per un anno le sanzioni imposte al paese, con la sola eccezione dell'embargo di armi.  
RESTRIZIONI PER 800 IMPRESE. A fine aprile infatti sarebbero scadute le misure imposte dall'Europa: si tratta del blocco dei visti e dei beni contro 491 personalità, legate alla vecchia giunta militare, e contro 59 società ed organizzazioni. Restrizioni commerciali erano state inoltre imposte a 800 imprese, attive soprattutto nei settori del legno, delle pietre preziose e delle miniere.
La notizia è stata ben accolta dal ministro degli Esteri Giulio Terzi, mentre tra sei mesi è prevista una verifica del provvedimento.
UE: «ORA RILASCIARE PRIGIONIERI POLITICI». L'Ue ha richiesto anche «il rilascio incondizionato dei restanti prigionieri politici e la fine di tutte le restrizioni imposte a quelli già liberati».
La sospensione è infatti stata vista come un incoraggiamento del processo di riforme avviato in Birmania. I ministri hanno lodato il nuovo corso dello Stato che ha aperto all'Unione: «La Ue vuole ora avviare una collaborazione attiva con la Birmania nel suo insieme, allo scopo di assistere il processo di riforme e di contribuire allo sviluppo economico, politico e sociale».
SUU KYI NON GIURA IN PARLAMENTO. Intanto non si allenta il braccio di ferro tra Aung San Suu Kyi e la giunta militare al potere in Birmania.
La leader dell'opposizione non ha prestato giuramento durante la seduta del Parlamento che si è tenuta il 23 aprile nella capitale Naypyidaw. Si trattava della prima riunione dopo le elezioni dell'1 aprile. Insieme ad altri esponeneti del suo partito, la Lega nazionale per la democrazia (Lnd), Suu Kyi non ha nemmeno partecipato alla seduta.
Il premio Nobel per la pace ha precisato che i deputati non hanno voluto «boicottare» l'assemblea, ma solo posticipare il loro ingresso in aula.
COSTITUZIONE RIVISTA IN FUTURO. Da parte sua il presidente birmano Thein Sein ha detto di voler lavorare con la leader dell'opposizione per il futuro del Paese. «Vorrei averla in Parlamento, ma spetta solo a lei decidere se farne parte: non sarà rivista la formula del giuramento», ha detto Sein parlando da Tokyo, aggiungendo che «la costituzione della Birmania potrebbe essere rivista in futuro».
TERZI: «DEMOCRAZIA DIVENTI ACQUISITA». La decisione di Suu Kyi è stata commentata anche dal ministro degli Esteri d'Italia, Giulio Terzi: «Un negoziato è in corso e sono fiducioso che si possa trovare una formulazione che possa rispondere alle loro esigenze». Sulla sospensione delle sanzioni Terzi si è detto d'accordo: «Il messaggio è di una apertura fiduciosa» ha dichiarato, «un incoraggiamento della comunità internazionale a dialogare sempre di più con la Birmania e a stabilire rapporti sempre più solidi in modo che la democrazia diventi un fatto acquisito e non soltanto una democrazia fragile».
Il titolare della Farnesina, accompagnato dall'ex inviato speciale Ue per la Birmania Piero Fassino, è atteso dal 24 aprile a Naypyidaw per incontrare il presidente Thein Sein e e il 26 a Rangoon per incontrare proprio Aung San Suu Kyi.

LIBIA: Beni Gheddafi, ricorso libico contro il sequestro

La Lia: «Appartengono al Paese». Un miliardo di euro in azioni.
Libia contro Italia, ancora una volta. Pomo della discordia i beni libici sequestrati dalla Guardia di finanza a marzo, per un valore di 1 miliardo di euro. La Libyan Investment Authority (Lia) ha fatto ricorso contro il provvedimento e attraverso il presidente del suo comitato di gestione, Mohsen Derregia, ha annunciato di volerlo depositare il 27 aprile alla Corte d'Appello di Roma.
SEQUESTRATI IL 28 MARZO. L'ordine di sequestro era stato dato il 28 marzo e riguardava principalmente quote azionarie in società quotate UniCredit, Eni, Finmeccanica e Fiat, per un valore totale di circa 1 miliardo di euro.
LIA: «MALINTESO DA CHIARIRE». «Secondo quanto disposto dalle corti italiane, tali beni sono di proprietà della famiglia Gheddafi ma, al contrario, essi appartengono a Lia, che a sua volta è controllata dal governo libico per conto della popolo libico. Sarà nostra premura porre in essere tutte le misure necessarie per chiarire tale malinteso nel più breve tempo possibile», ha affermato Derregia attraverso una nota.
La Lia ha incaricato gli avvocati Michael Bosco e Giovanni Battista Bruno dello studio Shearman & Sterling LLP di Roma e l'avvocato Fabrizio Petrucci di Milano quali difensori di fiducia nell'azione legale.

USA 2012: Morte di Bin Laden «politicizzata» da Obama

L'accusa dei repubblicani all'apertura della «situation room».
A un anno di distanza dalla sua uccisione, Osama Bin Laden irrompe nella campagna elettorale Usa.
I repubblicani accusano il presidente di utilizzare l'anniversario della morte dell'ex numero uno di al Qaeda per meri fini elettorali visto che l'ultimo spot della campagna di Obama recita: «Con Mitt Romney alla Casa Bianca Bin Laden sarebbe ancora vivo».
ELECAMERE NELLA SITUATION ROOM. Il presidente ha anche deciso di aprire alla tv la Situation Room, uno dei luoghi più sicuri e segreti d'America, e raccontare davanti alle telecamere della Nbc come visse il raid che portò alla morte del nemico numero uno degli Stati Uniti.
Nell'intervista, in onda il prossimo 2 maggio, Obama e i suoi collaboratori hanno raccontato i delicati momenti dell'operazione Navy Seal.
Ma i repubblicani non ci stanno. Per loro il presidente vuole solo politicizzare uno dei luoghi simbolo del paese e uno degli episodi della storia americana che dovrebbero appartenere a tutti. 
PERPLESSO IL NEW YORK TIMES. Durissimo l'affondo del senatrore repubblicano, John McCain, che sfidò Obama nelle presidenziali del 2008: «Il presidente sta facendo propaganda elettorale di basso livello. Senza alcuna vergogna utilizza l'unica decisione sulla quale ha avuto ragione per fini politici e per un patetico autocompiacimento».
Anche il  New York Times avanza qualche perplessità sulla strategia del presidente. «Tutti i presidenti che corrono per il secondo mandato enfatizzano i risultati che hanno ottenuto, è normale» scrive il giornale «Ma il presidente Obama sta sempre più imboccando una insolita strada: vantarsi di come ha ucciso un uomo».

FRANCIA: Hollande fa il pieno a sinistra: +14,6%

Sarkozy rimane a secco di voti a destra.
Sabato, 28 Aprile 2012 - A una settimana dal ballotaggio il clima politico in Francia si sta surriscaldano.
Su Nicolas Sarkozy pesa l'accusa, non nuova, di aver ottenuto finanziamenti da Tripoli per la passata campagna elettorale.
Il sito Mediapart ha  pubblicato una nota dei servizi libici  che proverebbe come l'ex dittatore abbia dato 50 milioni di euro al presidente francese.
IMBARAZZO PER STRAUSS KAHN. Per la portavoce di Sarkozy, Nathalie Kosciusko-Morizet, si tratta di affermazioni ridicole: «50 milioni in una campagna elettorale con plafond di spesa a 22 milioni, e come se non bastasse con i conti già controfirmati dal Consiglio costituzionale».
Il caso Gheddafi però arriva insieme al riemergere di quello che coinvolge Strauss-Kahn. Con ricadute su entrambi i candidati.
Il complotto evocato dall'ex direttore del Fondo monetario internazionale sta animando la campagna elettorale. 

I candidati battuti al primo turno si schierano per Hollande

Intanto Hollande raccoglie sostegni espliciti dagli altri candidati della sinistra, mentre Sarkozy rimane ancora a secco.
L'extrasinistra di Jean-Luc Melenchon (Front de gauche) ha chiesto ai suoi (11,1%) di votare in massa per il candidato socialista.
Nessuna ambiguità neppure per Eva Joly, candidata ecologista che sale garantisce il 6 maggio il suo 2,3% ad Hollande. Ci sono poi gli anticapitalisti di Philippe Poutou (1,2%), invitati a «cacciare Sarkozy», mentre Nathalie Arthaud (Lutte ouvriere) non ha dato indicazioni. 
LA DESTRA NON SCEGLIE. A destra invece Marine Le Pen (Fronte nazionale, 17,9%) ha deciso di non invitare a votare né l'uno né l'altro dei candidati.
Francois Bayrou, il centrista quinto classificato con il 9,1% delle preferenze, ha scritto una lettera ai due finalisti chiedendo chiarimenti sulle loro priorità. Ma la scelta di chi votare sarà presa soltanto la mattina del 3 maggio, all'indomani del faccia a faccia televisivo Sarkozy-Hollande.  

PROFESSOR MONTI C'E' O CI FA?

Monti snobba 50 mld svizzeri
Il Prof ignora il via libera dell'Ue per il recupero dei capitali evasi.
Domenica, 29 Aprile 2012 - Mentre il governo studia la spending review, e cerca di risparmiare circa 5 miliardi con i tagli a ministeri, scuola e tribunali , pare non essersi accorto che i soldi a quanto pare ci sono già. E se non tutti, almeno una buona parte. Proprio al di là del confine: in Svizzera.
Si stima, infatti, che nelle riserve elvetiche ci siano almeno 150 miliardi di euro degli evasori italiani e lo Stato potrebbe prendersene fino a 50.
L'ALIBI DI MONTI. La 'strana' faccenda ha inizio con l'espressione Full compliance (piena conformità). Parole che hanno tolto ogni alibi al Professore. Qualche giorno fa, per la precisione il 17 aprile, il commissario europeo alla Fiscalità, Algirdas Šemeta, ha spiegato che gli accordi di Gran Bretagna, Germania e Austria con la Svizzera sono compatibili con il diritto comunitario. E quindi nel 2013 produrranno i loro effetti.

Il rapporto Austria-Svizzera: 20 mld nei casse elevetiche

Il 13 aprile - ha ricordato il Fatto Quotidiano domenica 29 aprile - l'Austria ha firmato un accordo con la Svizzera. Nei forzieri elvetici ci sarebbero almeno 20 miliardi di euro austriaci frutto di evasione. I residenti austriaci titolari dei conti per nascondere le tracce, se vogliono mantenere i loro capitali oltreconfine, devono pagare una sanzione una tantum del 30%. Una sorta di condono fiscale, insomma.
La Svizzera funge così da esattore e, in cambio, conserva il segreto bancario dell'Austria. Segreto che, a quanto pare, è l'ultimo strumento che le è rimasto per attirare i capitali nel Paese
BERLINO CONTRO GLI EVASORI. Intanto in Germania la Spd, il partito socialdemocratico, è riuscito a punire gli evasori con un prelievo  tra il 21 e il 41% (invece che tra il 19 e il 34%) e una patrimoniale del 50% per chi eredita un conto svizzero e non lo ha dichiarato al fisco. Il flusso di denaro verso Berlino comincerà nel 2013.
Arriviamo all'Italia. Giorni fa il ministro delle Finanze elvetico, Eveline Widmer-Schlumpf, ha detto che «la Svizzera sta portando avanti con Italia e Francia il tema della tassazione degli asset detenuti in conti svizzeri da cittadini dei due Paesi, ma un negoziato formale deve ancora iniziare».
L'INTESA COMUNITARIA. Monti la sua posizione l'ha definita sin dall'inzio: è favorevole agli accordi con la Svizzera per far pagare gli evasori ma nel quadro di un'intesa comunitaria, anche per non incorrere nel rischio di sanzioni da parte della Commissione Ue. La quale però ora  ha dato il via libera. Così l'accordo stretto dall'Austria ha tolto ogni alibi all'Italia. 
A QUESTO PUNTO. Prof.Monti, giunti a questo punto, in considerazione anche che la patrimoniale che Lei non vuole porterebbe all’Italia altri 40 miliardi tassando del 2% quel 10 per cento di cittadini che detengono il 50% della ricchezza italiana, verificato che i partiti che attualmente la sostengono sono con l’Italia o Francia o Spagna l’importante è che se magna, in virtù del fatto che viene indicato dall’inclito tutto come la nostra unica opportunità di salvezza, che al 50% degli italiani non pare, dica a noi socialisti, non rappresentati in questo governo: MA LEI DA CHE PARTE STA? Con l’ ITALIA o con una Spectre di flemminghiana memoria. Magari una Spectre finanziaria molto reale?
Scusi l’irriverenza ma ci sorge un dubbio: Lei,e i suoi ministri o siete molto distratti o state facendo gli ebeti per non pagare dazio. Gli è che a questo punto qualcuno si potrebbe inalberare (eufemismo)

sabato 28 aprile 2012

PSI: A Genova si celebrano i 120 anni del PSI. Don Gallo: "Valori da abbracciare

Sabato 28 aprile 2012 - Oggi  a Genova il Psi celebra i suoi 120 anni dalla nascita. Il 20 agosto 1892 i congressisti si riunirono nella sala Sivori provenienti da tutta Italia:

Clotilde Fratino per le sorelle del Lavoro di Alessandria, Ancona Martucci per il circolo operaio socialista di Bari,Camillo Prampolini per la Societa' operaia di Bagnolo in Piano (Reggio Emilia), Filippo Turati per l'Unione democratico-sociale di Verona, Leonida Bissolati per la Lega di resistenza di Chiavenna, Piccarolo per il Fascio dei lavoratori di Catania, Costantino Morosini per il circolo elettorale socialista di Milano, Mosconi per la Lega socialista di Genova,Jacopo Danielli per le cooperative socialiste di Firenze, Luigi Della Torre per il circolo popolare di Brescia, Giuditta Brambilla per le figlie del lavoro di Milano, Luigi Galimberti per i socialisti Genio e Lavoro di Milano, Edoardo Costanzi per i tipografi di Napoli, Bosco per il Fascio dei lavoratori di Palermo, Silvio Cattaneo per i muratori di Potenza, Anna Kuliscioff per le cooperative di Reggio Emilia, Pietro Chiesa di Sampierdarena e tanti altri.
Il primo congresso, come nella migliore tradizione socialista, fu tumultuoso. Gli anarchici fecero ostruzionismo per tutta la giornata del 20 agosto, arrivando persino a fischiare il messaggio dei socialisti belgi, letto da Turati, a sostegno del suffragio universale.

Nel tardo pomeriggio fu Prampolini a varcare il Rubicone e rivolto agli anarchici disse:"Se noi
dobbiamo battere due vie diverse, facciamolo da buoni amici.Lasciamoci senza rancori. Perche' rompere anche le nostre amicizie personali?".
"Noi siamo la minoranza - replicarono gli anarchici - ma esigiamo la liberta' di portare fra voi la nostra propaganda".
Turati chiuse ogni porta: "Voi non ci seguirete. La vostra'liberta'' e' violenza contro di noi. La propaganda la sappiamo a memoria. La circolare di convocazione vi escludeva dal congresso. Non vogliamo perdere tempo. Disperando di metterci d'accordo coi cattolici sui dogmi della Chiesa non entreremmo in un congresso cattolico, cosi' non vogliamo discutere con voi su questioni che per noi sono risolte da un pezzo. Lasciateci dunque in pace, domani noi ci aduneremo fuori di qui senza di voi".

La sera i rappresentanti di 150 associazioni si riunirono in un ristorante di salita Pollaiuoli, nei 'caruggi' genovesi non lontano da Palazzo Ducale. Si decise che l'indomani il congresso sarebbe proseguito in via della Pace nella sala dei Carabinieri genovesi.

Il 21 agosto 1892 Turati, Kuliscioff, Prampolini, Cattaneo, Costa, Croce, Chiesa e gli altri congressisti fondarono il Partito dei Lavoratori italiani che assumera' il nome di Partito Socialista Italiano nel congresso di Reggio Emilia del 1893.

Questa mattina i socialisti festeggeranno l'anniversario proprio nella sala Sivori con una manifestazione dal titolo 'Da 120 anni per amore dell'Italia'.

Saranno presenti fra gli altri il segretario del Psi, Riccardo Nencini, l'ex ministro spagnolo della Difesa, Carme Chacon (Psoe),  il candidato sindaco del centrosinistra a Genova, Marco Doria.
Don Andrea Gallo, la 'voce degli ultimi', ha rilasciato per l'occasione un'intervista ad 'Avantionline'. "Chi riprende i valori del socialismo e' da abbracciare subito - dichiara - i valori non muoiono mai, magari possono cambiare di nome. Sa quante volte ho parlato del Presidente Pertini? Quando passava per i paesi, tutti si toglievano il cappello e lo salutavano.
Quando i bambini chiedevano: 'Chi e' quello?', noi rispondevamo: 'Un galantuomo'".
( Luca Mariani)

Lavoro: Il futuro è a sud

L’Europa non li vuole, mentre in Africa e America Latina li aspettano a braccia aperte. Così migliaia di giovani laureati stanno partendo senza troppi rimpianti.
Aleksandra Lipczak 28 aprile 2012 Polityka Varsavia

Ana Ferreira trasuda ottimismo: ha ventisei anni, arriva dalle Azzorre e da circa quattro anni vive in Africa. Prima in Angola, oggi in Mozambico. Al contrario di quanto ci si potrebbe aspettare, non è una volontaria, ma una dipendente retribuita dell’ufficio risorse umane di una multinazionale. “Se penso ai miei amici in Portogallo, che vivono di sussidi e di qualche lavoretto a tempo determinato mentre completano i corsi di dottorato o postlaurea, mi rendo conto che sono sradicati dalla vita reale. Io vivo a Maputo, le cose mi vanno bene e sto facendo anche progressi con la carriera. Perché mai dovrei tornare?”
Gonçalo Jorge, un dirigente marketing di 28 anni di Lisbona, ha lottato non per avere un lavoro, ma per sconfiggere la frustrazione. Dopo essersi laureato, infatti, ha ottenuto un posto in un’azienda di trasporti pubblici. “Volevo fare grandi cose, ma per me c’era soltanto un’occupazione a basso stipendio”, dice. Quando finalmente ha trovato una possibilità interessante presso un’azienda privata, il problema è stato il contratto a termine. Così si è trasferito in Angola e oggi è responsabile per l’intera nazione di un produttore portoghese di vino. E non solo: guadagna il quadruplo di quanto prendeva in Portogallo.
Il Portogallo ha già perso circa un laureato su dieci usciti dai suoi atenei. L’esodo continua da svariati anni ormai, a causa della crisi e dell’alta disoccupazione nel paese, colpito prima del resto d’Europa. Oggi la disoccupazione in Portogallo è al 34 per cento, in Spagna al 50, e se nessuno emigrasse sarebbe di parecchio più alta.
Quelli che in Europa sono diventati superflui – ingegneri, architetti, muratori – in Africa e in Sudamerica sono accolti a braccia aperte. Il Brasile è in piena frenesia di preparativi per i mondiali di calcio del 2014 e per i giochi olimpici del 2016. Per i progetti pubblici, e per alcuni mega-progetti in ambito energetico (per un valore complessivo di 200 miliardi di dollari), si stanno pertanto assumendo ingegneri e architetti in gran numero. L’anno scorso l’economia brasiliana è cresciuta quasi del 3 per cento, mentre quella argentina dell’8 per cento. In Brasile la disoccupazione è al 7 per cento, tre volte meno che in Spagna.
Ricca di petrolio, diamanti e altre risorse naturali, l’Angola è oggi uno dei paesi dalla crescita più rapida al mondo. Il suo pil cresce del 15 per cento e in tutto il paese sono attive ben tremila aziende portoghesi, che costruiscono strade, ponti, grattacieli, ferrovie, oleodotti. Dopo trent’anni di guerra civile, conclusasi appena dieci anni fa, l’Angola si è ritrovata devastata e a corto di esperti, mentre il Portogallo soffre di un’eccedenza di manodopera specializzata.
“Da anni i giornali portoghesi sono pieni di offerte di lavoro dall’Angola”, dice Pedro Góis, sociologo esperto di migrazioni all’Università di Coimbra. “In definitiva sono partiti due categorie di portoghesi: gli anziani intenzionati a salvare i loro risparmi e i giovani alla ricerca di occasioni di crescita professionale e di divertimento”.
Se in Angola i portoghesi si sentono a casa propria, in Brasile è ancora più facile per loro adattarsi alla vita locale. Secondo alcune stime dell’Observatório da Imigração di Lisbona, oggi vivono e lavorano in Brasile circa 700mila emigrati dal Portogallo.
Avanti e indietro
In Spagna, che negli ultimi dieci anni aveva accolto circa cinque milioni di immigrati da Sudamerica e Africa, l’emigrazione spagnola in direzione delle ex colonie è un argomento così nuovo che pochi esperti sono preparati a parlarne. In realtà, le cifre dicono tutto: secondo i consolati spagnoli in Argentina, ogni mese si stabiliscono lì circa 1.200 spagnoli.
“L’emigrante tipico è un uomo sui 25-35 anni. Spesso ingegnere, architetto o professionista nell’ambito dell’IT” dice Marta López-Tappero, esperta di mobilità internazionale per Adecco. “In sintesi, si tratta di un giovane desideroso di nuove esperienze e nuove sfide”.
Nelle ex colonie non esiste nessuna barriera linguistica e l’adattamento culturale avviene senza problemi, specialmente a Buenos Aires. Tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX dalla Spagna giunsero in Argentina viaggiando in terza classe circa due milioni di spagnoli, in gran parte provenienti dalla Galizia rurale, motivo per il quale gli spagnoli in Argentina oggi sono chiamati gallegos. Nella seconda metà del XX secolo, prima la dittatura, poi la crisi degli anni novanta invertì il flusso dell’emigrazione dall’Argentina all’Europa. E oggi il flusso cambia nuovamente direzione.
“Invasione europea”, “Nuovo Eldorado”, “Una missione per chi cerca il brivido”: simili concetti sono familiari ma devono suonare irritanti alle orecchie di un europeo. “No, non c’è motivo di parlare di una nuova forma di colonizzazione”, dice Góis. “In realtà stiamo assistendo alla nascita di una nuova classe globale di migranti che non si stabilirà mai qui in modo permanente. Prima o poi farà ritorno a casa propria o si sposterà in un altro paese ancora, dove l’offerta sarà migliore”.
Forse, però, l’inversione del flusso migratorio è il risultato di cambiamenti molto più profondi in atto nel mondo. L’equilibrio di potere tra occidente e resto del mondo – o se preferite tra nord e sud del pianeta – sta cambiando. (Traduzione di Anna Bissanti)
 Disoccupazione

Autostima a rischio

La crisi ha colpito tutti in Europa, ma i giovani hanno pagato il prezzo più alto, sottolinea il settimanale polacco Tygodnik Powszechny. Non soltanto in Grecia, Spagna e Portogallo, ma anche in Polonia, dove il tasso di disoccupazione dei minori di 24 anni si avvicina al 30 per cento. In Slovacchia la percentuale raggiunge addirittura il 35 per cento. Secondo Tygodnik Powszechny la situazione attuale avrà effetti a lungo termine:
La mancanza di lavoro è dolorosa per tutti. Ma per i giovani laureati che hanno nutrito per anni grandi speranze può essere uno shock. Secondo alcuni studi il prolungarsi della disoccupazione in giovane età può generare una sfiducia in sé stessi duratura. Un fenomeno definito “cicatrice” o “stigma” della disoccupazione. Dunque anche quando l’Europa uscirà finalmente dalla crisi, il futuro dei giovani sarà ancora in pericolo.

Schengen: Il piano danese contro i clandestini

25 aprile 2012 Berlingske Tidende - “L’Ue si mobilita contro l’immigrazione clandestina”, titola Berlingske. Secondo il quotidiano il 26 aprile la Danimarca, cui tocca la presidenza a turno dell’Ue, proporrà in occasione del consiglio dei ministri della giustizia e dell’interno 90 misure per combattere un fenomeno che è “cresciuto del 35 per cento nel giro di un anno”.

Tra le misure proposte ci sono una migliore cooperazione con i paesi d’origine (per esempio quelli del Nordafrica), il rafforzamento dell’agenzia Frontex e della sorveglianza alla frontiera tra Grecia e Turchia e una migliore gestione dei flussi migratori, delle espulsioni e della lotta al traffico di esseri umani.

L’iniziativa arriva mentre in Danimarca cresce la preoccupazione per il fenomeno dell’immigrazione clandestina, anche se, nota Berlingske, secondo il ministero della giustizia non si sa precisamente quanti siano gli immigrati clandestini in Danimarca.

Abbiamo semplicemente una paura ingiustificata che il gran numero di immigrati illegali che si trovano attualmente in Grecia e Italia comincino a dirigersi verso nord.

Secondo Marlène Wind, dell’Università di Copenaghen, le misure proposte hanno anche una giustificazione pratica:

I problemi legati all’immigrazione clandestina colpiscono il mercato interno e lo spirito europeo della libera circolazione. Se il progetto andrà in porto sarà dunque una vittoria, anche per la presidenza danese.

SPAGNA: A ripopolare i borghi-fantasma spagnoli ci pensa il ‘Bus dell’amore’

C’è un film il cui titolo domanda: “ma quando arrivano le ragazze?”. Finalmente la risposta esiste, e basta guardare gli orari dei bus e dei treni perché, statene certi, arrivano. Moltissime donne single spagnole viaggiano in carovane, pronte a ripopolare interi villaggi. Sono puntuali e numerose, con valigie stracolme di vestiti, profumi e quant’altro, ma soprattutto con i cuori speranzosi di trovare finalmente un fidanzato o un marito. Si tratta di vere e proprie migrazioni d’amore dalla città alla campagna. Il mezzo di trasporto non è la love boat ma il “bus dell’amore” e il Paese dove è possibile coronare questo sogno non è Arcore ma la Spagna. Questo fenomeno ha avuto inizio nel 1985, quando tale Manuel Ponzalo, con nobili scopi patriottici, ha organizzato un bel pullman carico di donzelle diretto a Plan, un piccolo villaggio di poche anime nei Pirenei spagnoli.
PERCHE’? – L’antefatto è la pubblicazione di un annuncio sul giornale locale dove tra le notizie campeggiava la richiesta di disponibilità di donne tra i 20 e i 40 anni, astenersi quelle non desiderose di sposarsi. A rispondere furono circa 60 fanciulle nella sola prima settimana dalla circolazione della notizia. La provenienza delle disponibili viaggiatrici è prevalentemente latino-americana e l’origine del fenomeno è di natura demografica. In Spagna, infatti, la maggior parte della popolazione vive nelle città più sviluppate mentre nei piccoli paesi delle zone agricole o montuose è destinato un misero 4% di abitanti. Così, oltre ad esserci una disomogenea distribuzione demografica, c’è un bassissimo tasso di natalità.
LOVE BUS – La pratica, a partire dal piccolo villaggio di Plan, si è diffusa nel resto del Paese. È giunta anche ad Hoyocasero, dove spesso nel week end si rinfoltisce la fauna femminile con dei nuovi arrivi dalle metropoli. Ogni pullman è accolto da allegri festeggiamenti tra corone di fiori, musica e danze. Ci si chiede solo cosa succede se le viajeras non corrispondono ai gusti degli hombres, o viceversa. Forse il “love bus” proprio come arriva torna indietro, con i posti occupati da qualche insoddisfatta o dalle meno ambite. E allora via per altre strade tortuose, desertiche e lunghe. Alla scoperta di altri paesini, fino a che non trovano l’amore sperato.
MA QUANDO ARRIVANO LE RAGAZZE? – La storia, in bilico tra realtà e fantasia, ha un po’ il sapore di un racconto, e nel passato di trame simili se ne sono già sentite, per esempio nel mondo del cinema. Non si tratta del già citato “Ma quando arrivano le ragazze?”, bensì di “Donne verso l’ignoto”, meno conosciuto, più vecchiotto e dal sapore western. Nel film dei primi anni ’50, un intrepido cowboy, con molta probabilità dotato anche di un’infinita pazienza, guida per settimane 150 donne da Chicago alla California, dove le attendono trepidanti i loro sconosciuti futuri mariti. Chi l’avrebbe mai detto che nel passato in California ci fosse una tale penuria di donne! Di sicuro una missione nobile, ma che suona anche come una transumanza di un gregge di pecore. In ogni caso, se è vero che la tattica vincente delle donne è sempre quella di farsi attendere, possiamo dire con certezza che, per alcuni, sarà l’inizio di una grande storia d’amore. Alla fermata di un bus con una rosa rossa come da tradizione e una cerveza per rompere il ghiaccio. (Avanti!online)

120 ANNI DEL PSI: IL RICORDO DELLA SOCIETA’ CIVILE

Il 15 agosto del 1892 nacque a Genova, nella sala Sivori, il Partito dei Lavoratori Italiani, unione della corrente riformista di Filippo Turati e di tutti quei movimenti operai di ispirazione marxista che si battevano per l’uguaglianza e la giustizia sociale. Un anno dopo, durante il congresso di Reggio Emilia, il partito assunse finalmente il nome che porterà con orgoglio per più un secolo, quello di Partito Socialista Italiano. A cento eventi anni di distanza, sabato 28 aprile 2012, il PSI sceglie di celebrare quello storico evento a Genova, nella stessa sala che diede la luce a cuore ed anima del riformismo italiano. Il nostro giornale Avanti! ha voluto ricostruire un affresco con il ricordo di quanti tra i più importanti giuristi, storici e sociologi italiani hanno vissuto in prima persona gli anni critici del socialismo italiano.
Augusto Barbera, direttore della rivista Quaderni Costituzionali e professore ordinario di diritto costituzionale all’Università di Bologna dal 1994, ha elencato alcuni dei contributi più importanti realizzati dal PSI in Italia. «Non è possibile ricostruire in poche righe il ricordo di un partito così importante per la storia del nostro Paese. Tra i tanti meriti del PSI non possiamo dimenticare il contributo dato alla nascita della democrazia nel nostro Paese, essendo  stato il primo partito di massa nella storia italiana; la battaglia, importantissima, per sconfiggere il fascismo; l’apporto alla Costituente; la modernizzazione del Paese con le riforme del  primo centrosinistra; il rafforzamento della politica di cooperazione atlantica con i governi Craxi; l’aver posto il tema delle riforme istituzionali, pur se mai riuscito e mai perseguito fino in fondo, con l’eccezione del superamento del voto segreto. Manca, purtroppo, tra i successi del PSI il tentativo di unificare la sinistra dopo la caduta del muro di Berlino. Sarà questo insuccesso politico, e non Tangentopoli, la causa di fondo della sua crisi».
Il professor Giuseppe Tamburrano, storico dirigente del PSI e attuale presidente della Fondazione Pietro Nenni, auspica un ritorno agli ideali che sono stati alla base della fondazione del partito, augurandosi che i giovani riescano oggi a portare avanti un testimone importante e a lungo trascurato. «Il centoventesimo anniversario è un evento straordinariamente rilevante. Il PSI è il partito più importante della storia d’Italia, un partito che ha lottato per cause giuste. Ha, certo, commesso degli errori ma ha amato profondamente ciascuno dei suoi compagni. Per me, come la crisi del capitalismo dimostra, non è morto. Sono morti forse i socialisti ma spero che le nuove generazioni saranno in grado si riprendere in mano quella bandiera gloriosa, per battersi per quegli stessi ideali all’insegna dei quali è nato il partito nel lontano 1892. Ideali di fratellanza, uguaglianza e libertà per tutti. Ideali dei quali oggi più che mai si sente il bisogno, particolarmente in Italia. Ricordiamo questo anniversario non come una commemorazione di un caro estinto ma come un impegno per riunire chi aderisce a quegli ideali degli inizi (ovviamente calati nel mondo moderno e attualizzati), per dare maggiore giustizia libertà e uguaglianza a tutti gli uomini e a tutte le donne italiane».
Il sociologo Francesco Alberoni ha voluto invece ricordare l’importanza del socialismo come peso sullo scacchiere internazionale, in un momento in cui il riformismo veniva piuttosto messo in disparte. «Il partito socialista è stato il grande protagonista del riformismo. È vero che in questo senso c’è stata anche una grande tradizione nell’area cattolica ma di fatto il vero riformismo è figlio del socialismo. In questo senso il Psi non ha mai avuto dubbi: non ha mai voluto eliminare il capitalismo e creare un “sistema perfetto” ma riformare nel concreto, partendo dal basso. Aveva una vena marxista ma non era dominante, non riduceva la vita all’economia. C’è una grande tradizione, quella riformista, che è stata il lievito fecondante delle migliori riforme che abbiano condizionato l’equilibrio europeo, proprio nel periodo in cui erano dominanti gli estremismi. Il socialismo ha avuto la consapevolezza dei limiti e degli estremi, ed è stato proprio questo a renderla un’ideologia degna di rispetto, odiata da tutti coloro che idolatravano l’eccesso. Anche per questo i socialisti sono stati massacrati da nazisti, dai comunisti, dai fascisti. E non si può dire che loro abbiano massacrato mai qualcuno. Quindi, a mio avviso, è giusto ricordare i socialisti e la loro storia, una storia che merita e che è di grande valore, ingiustamente bistratta dalla storia».