Pensare Globale e Agire Locale

PENSARE GLOBALE E AGIRE LOCALE


martedì 30 ottobre 2012

ITALIA - MinCulPop 5 Stelle, le veline di Grillo

Come ai tempi di Galeazzo Ciano, il Corsera ha ricevuto una nota con gli "indirizzi" e le raccomandazioni del M5S per un corretto esercizio della professione giornalistica.
 
Ci informa il Corriere della Sera che alla sua redazione milanese è pervenuta una mail con gli "indirizzi" e le raccomandazioni del Movimento 5 Stelle per un esercizio della professione giornalistica ispirato a criteri di correttezza, di proprietà di linguaggio e di totale conformità ai messaggi delle fonti, come si addice a un reporter (che deve riportare, lo dice la parola stessa) e meglio ancora all'agenzia Stefani e ai cinenotiziari dell'istituto Luce.
È che succede a tutte le rivoluzioni - e Grillo rivendica per il suo movimento la qualità di epocale stravolgimento - di aspirare a mettere mano a tutti i settori della vita civile, il più delle volte per renderli più controllabili mediante acrobazie estetiche, censure vigorose, mutande alle sedie, divise, elmi e altri fantasiosi e improbabili travestimenti.
In attesa che il nuovo timoniere - ancora in accappatoio dopo la traversata ha già annunciato che i suoi eletti in parlamento non si chiameranno deputati bensì "cittadini" - metta mano al sistema metrico decimale, per favorire le gare di chi ce l'ha più lungo e poi al calendario in modo che le elezioni si tengano negli ultimi giorni di Ventoso o ai primi di Germinale, conviene che le signore si accingano alacremente a sferruzzare, aspettando la caduta di qualche testa nella quale alberghino odiosi vecchiumi ideologici.

Intanto, prima dell'impiego purificatore della lama affilata, il suggerimento del movimento alla stampa è ad apporsi volontariamente un provvidenziale bavaglio. Provvedimento peraltro che attecchisce su un terreno fertile, per via di quel fenomeno contagioso, che prende il nome di auto-censura. E che conduce a preferire la trasmissione di messaggi graditi al regime, anche il più sobrio, all'informazione trasparente, a prestarsi come festosi ripetitori di quelle notizie che il potere vuol far sapere, in modo che restino celati gli oscuri segreti degli arcana imperii, a prediligere il soffio opportuno di fumi e caligini su ignominie, centellinando magari imprudenze scapestrate, vizietti veniali e ragazzate perdonabili, accreditando l'umana e domestica normalità del dietro le quinte.
Ma quando è troppo è troppo, perbacco: così il Corriere, molto ripreso dagli altri giornali, riporta con esecrazione il vademecum del movimento, talmente sciagurato, così imprudente e impudente da far sospettare un augurabile remake del molto rimpianto Male o una goliardica patacca.

«Con un preciso uso dei maiuscoletti e dei colori, gli "attivisti" - scrive l'autorevole quotidiano di via Solferino - dettano le linee guida alla stampa, una sorta di vademecum del perfetto giornalista secondo loro. Ovvero come ci si deve linguisticamente comportare quando si trattano questioni inerenti il loro "movimento", perché è necessario che il vocabolario di riferimento usato dai media sia coerente e corretto».
Per questo motivo, recita il vademecum, «è indispensabile che tutti voi giornalisti, redattori, capiredattori e direttori poniate la massima attenzione ad evitare parole che non appartengono alla realtà del movimento». E quindi si dovrebbe dire «movimento» non «partito»; «portavoce» non «leader»; «attivisti del Movimento 5 Stelle» non «grillini». Per brevità si potrà dire «attivisti 5 Stelle» e perfino «attivisti», ma quello che non verrà più tollerato è l'uso e l'abuso di «grillini», dizione scorretta e irriverente, definita dall'agile manualetto: «riduttiva e verticistica».
Si vede che il movimento sia pur rivoluzionario è già percorso dal fisiologico arretramento verso un più quieto revisionismo e un più accettabile riguardo per le convenzioni, se dallo sfrontato "vaffanculo" si passa a riflessive acrobazie semantiche.

Guardando indietro prima del balbettio prepolitico e delle corna esposte nella foto di gruppo, prima delle esternazioni sprezzanti e della completa legittimazione del conflitto di interesse come elogio della differenza incolmabile tra loro e noi, una precedente dittatura era intervenuto, con sistemi molto persuasivi e leggi rese più convincenti da una risolutiva repressione, in quella gamma estesa di usi e comportamenti che vanno sotto il nome di civilizzazione: abitudini, consuetudini, abbigliamento, prendendo a pretesto un'accezione più vasta dell'igiene sociale, proibendo la stretta di mano come inclinazioni sessuali non conformiste. Per non parlare del lussureggiante travestitismo, molto mutuato recentemente e dell'uso comunicativo dei tableaux vivants, con condottieri, affetti da calvizie o incipienti pinguedini, che arano, trebbiano e, appunto, nuotano.
La "bonifica" del fascismo, quello di allora, curò particolarmente l'etichetta linguistica e semantica per introdurre il suo purismo, che si sa erano tempi di razze pure, tanto che vennero proibite le incursione e le prese in prestito dai dialetti e i "forestierismi", introducendo acrobatiche sostituzioni: ragazzeria per garconnière o arlecchino al posto di cocktail, e virando in uno spericolato recupero della romanità, littoria e mussolinia. E mettendo al bando il lei, considerato «residuo del servilismo italiano verso gli invasori stranieri ed espressione di snobismo borghese» ed anche «aberrazione grammaticale e sintattica... spagnolismo... prodotto del cortigianismo... servilismo e goffaggine, auspicando un ritorno al tu espressione dell'universale romano e cristiano e al voi segno di rispetto e di riconoscimento di gerarchia».

Forse i nostri nonni e i nostri padri erano più ironici dei giornalisti del Corriere e più lungimiranti degli attuali ministri, se circolò un geniale motteggio: «Da oggi vietato parlare Galileo Galilei: si dovrà parlare di Galileo Galivoi».
Ci consola solo che in ossequio alle disposizioni del movimento Palermo possa continuare a chiamarsi così e non venga ribattezzata Grillonia.

Anna Lombroso

ITALIA - Sicilia, il voto o...... il vuoto?

Tutti si lamentano, tutti a parole vorrebbero mandare a casa questi politici, tutti scandalizzati per i loro stipendi, i loro privilegi, i denari pubblici che sperperano, a parole sembra sempre che una rivoluzione sia dietro l'angolo ... poi ci sono delle elezioni ed abbiamo in mano gli strumenti per iniziare questa rivoluzione e come al solito non succede niente, non cambia niente. Risultato finale ci ritroviamo a governare i soliti partiti contro i quali fino al giorno prima tutti si sono scagliati. Questo è quello che sta accadendo in Sicilia quando si è arrivati allo scrutinio di oltre due terzi dei seggi elettorali. Ecco i numeri ancora non definitivi. Il 53% circa degli elettori se ne sono fregati e non sono andati a votare. Del rimanente 47% solo il 21,5% ha votato partiti che non sono implicati in scandali (Movimento 5 stelle, Partiti comunisti di varia natura, Movimenti locali) o direttamente o attraverso qualche loro uomo. Il 21,5% del 47% che hanno votato fa all'incirca il 10% degli elettori. Quindi in buona sostanza solo il 10% degli elettori siciliani hanno effettivamente dimostrato il loro malcontento alla politica italiana. Il restante 90% o si è astenuto oppure ha votato i soliti partiti, con il risultato che non ci sarà nessun cambiamento. Il maggior partito siciliano di queste elezioni siciliane, il partito dell'astensionismo, è alla fine il grande sconfitto in quanto, pur avendo la maggioranza assoluta, si rotrovera' governato da Pd e Udc. Questo è il succo delle elezioni siciliane al netto di tutte le chiacchere che si fanno in queste ore e che si faranno in questa serata. A che serve l'astensionismo tanto sbandierato come una forte protesta contro il sistema politico italiano ? A niente, a non cambiare le cose e a ritrovarsi nella medesima melma in cui il paese sta lentamente affondando. Se non si entra nell'ordine di idee che l'unico modo per cambiare le cose in questo paese è andare a votare e votare chiunque, meno coloro che ci hanno portato al disastro e che ci stanno derubando ogni giorno, la strada che ci aspetta sarà ancora più buia di quella in cui ci troviamo adesso. Questa è la triste realtà. Proteste, scioperi, manifestazioni, ma quando siamo chiamati davvero a fare qualcosa di concreto o si sta a casa o si tracciano sempre le stesse croci. E' avvenuto in Sicilia è vero, ma non ci sono elementi per sperare che a livello nazionale le cose vadano diversamente.

Da Antipolitico

lunedì 29 ottobre 2012

GRECIA - I greci tornano a chiedere i risarcimenti per l'invasione nazista

Sul tavolo un prestito mai rimborsato di 9 miliardi dollari

Atene - Nell'aprile 1941. le truppe tedesche del III Reich invasero la Grecia. Iniziava così un'occupazione durata quattro anni, combattuta da una durissima resistenza.

Manolis Glezos fu uno dei protagonisti di quella lotta conquistando la ribalta quando in un'audace raid nel cuore della notte trafugò la bandiera nazista che sventolava sull'Acropoli di Atene, il giorno dopo la caduta della capitale greca.Oggi è un deputato della sinistra che da decenni si mobilita per chiedere il pagamento dei danni di guerra alla Germania che per finanziare la guerra saccheggiò l'economia ellenica, devastandone l'infrastruttura industriale.

Quella delle riparazioni belliche non è una novità ma prende oggi nuovo slancio sulla scorta della drammatica situazione finanziaria del paese e della crescente ostilità antitedesca.Recentemente il ministero delle Finanze ha organizzato una commissione per riesaminare la questione.

Ma la Germania, che nel 1961 ha versato 115 milioni di marchi ad Atene, ricorda i pagamenti concordati all'interno di accordi bilaterali nei decenni passati che avrebbero risolto definitivamente la controversia.Ma Hagen Fleischer, esperto tedesco da tempo consigliere del governo greco in materia di riparazioni, segnala l'esistenza di un debito forzoso di circa 9 miliardi dollari al cambio attuale, ancora non rimborsato, che non ha niente a che fare con i danni di guerra.

" E'un regolare prestito concesso dalla banca di Grecia allo Stato tedesco e le autorità naziste firmarono le obbligazioni per il rimborso. Si tratta di un credito ancora aperto".La questione è delicata.

La Grecia ha le spalle al muro perché dipende dalla buona volontà dei dirigenti di Berlino. E sollevare la questione di un passato che la Germania vuole lasciarsi alle spalle potrebbe avere conseguenze imprevedibili.

ITALIA - L’antisemitismo e l’estrema sinistra

Gli opposti si attraggono - Una delle massime della fisica classica è che gli opposti si attraggono. Tenendo presente che le frasi fatte lasciano il tempo che trovano, sono convinto della possibilità di accostare un pensiero del genere all’estrema sinistra e all’estrema destra. Oggi questi due contenitori politici si avvicinano molto e dicono le stesse cose. Poi quando si parla di Israele e comunità ebraiche, sembrano addirittura “compagni” o “camerati”. Un chiaro esempio di quanto appena detto è rappresentato dalle varie Flytilla che mensilmente (o quasi) cercano di raggiungere Israele.

Vauro e il germe dell’antisemitismo - Le allegre carovane della pace hanno come priorità la contestazione al governo israeliano. Certo Netanyahu non sembra aver preso le scelte migliori nella questione israelo-palestinese, ma Israele è pur sempre una democrazia. Anzi, è l’unico regime democratico in Medio Oriente. Il vignettista Vauro Senesi, sempre in prima fila per sventolare la bandiera della pace, anche se nell’ultimo periodo è stato autore di una vignetta dal sapore antisemita contro la giornalista e deputata Fiamma Nirenstein che viene rappresentata con il naso adunco (un tipico tratto sottolineato dai manifesti della propaganda nazista per identificare gli ebrei nella società tedesca degli anni ’30), non perde occasione di andare contro Israele e addirittura di paragonare l’azione del governo di Tel Aviv con quelle del regime nazista di Adolf Hitler. Un insulto eticamente grave. Una vigliaccata per tutte quelle persone morte nei campi di concentramento e non solo.

Siria o Iran? No, Israele! - Al di là dei colpi bassi della matita del Fatto quotidiano, se proprio tutti questi bravi cittadini animati da spirito amorevole volessero promuovere la solidarietà tra i vari popoli, avrebbero dovuto scegliere altre opzioni invece di puntare dritto su Israele. Avrebbero potuto spiegare le vele e protestare contro la barbarie quotidiana del regime siriano contro il proprio popolo, che provoca migliaia di morti. Avrebbero potuto scegliere di protestare contro la brutale repressione del regime iraniano. Oppure avrebbero potuto scegliere di protestare contro il governo Hamas a Gaza, dove le organizzazioni terroristiche commettono un doppio crimine di guerra lanciando razzi contro i civili e nascondendosi dietro ai civili.

La civiltà d’Israele - Niente di tutto ciò. Israele è il loro pallino. La loro fissazione. Proprio come i regimi fascisti e xenofobi del Novecento vedevano nell’ebreo il male della società, oggi la stragrande maggioranza di chi si identifica con l’estrema sinistra considera il popolo ebraico come uno dei mali assoluti. Oltre le identificazioni banali e semplicistiche con il capitalismo americano, si sceglie sempre di protestare contro Israele, l'unica democrazia in Medio Oriente dove c'è parità di diritti per donne, la stampa critica il governo,le organizzazioni dei diritti umani sono libere di agire, c'è libertà di culto per tutti e le minoranze non vivono nella paura. Che strano. In Italia non fanno altro che sventolare la bandiera dei diritti per tutti, dell’uguaglianza e della libertà di stampa e quando invece si parla di Israele fanno finta di niente.

Il buio dell’ideologismo - Brutta bestia l’ideologismo. Che errore confondere le coordinate politiche del Novecento con quelle del nuovo secolo. Se questa gente si informasse in maniera corretta e non ideologica, si accorgerebbe che Israele è un’oasi di civiltà in mezzo ad un deserto di barbarie ed odio. Nello Stato Israeliano le donne hanno pari diritti e a discriminarle non ci si pensa nemmeno, anche gli omosessuali possono godere di diversi diritti e Tel Aviv – patria del turismo gay internazionale – ne è l’esempio. Le minoranze religiose vivono in pace con la maggioranza ebrea, vengono rispettate e non vivono nel terrore, l’opinione pubblica critica senza vincoli il Governo. Le brutte notizie non finiscono qua per gli amici dell’estrema sinistra: come riportato dal settimanale del Corriere della Sera, Sette, Israele è l'unico Paese al mondo con più verde di 100 anni fa: "sono cresciuti 230 milioni di piante, foreste e coltivazioni per 160 mila ettari, mille parchi naturali. Fra 220 dighe e bacini, ogni anno si recuperano 260 milioni di metri cubi d'acqua e s'alimenta la metà dei kibbutz e dei campi agricoli". Da quanto detto finora è evidente la civiltà d’Israele, che coniuga principi come la fratellanza, il multiculturalismo, la tolleranza religiosa e il rispetto per l’ambiente.

E’ facile vivere circondati da chi nega la tua storia e vuole distruggerti? - Tutto questo non basta per estrema sinistra ed estrema destra. Per loro Israele commette quotidianamente stermini contro il popolo palestinese. Non voglio entrare nel merito della politica del Governo israeliano che in questo momento storico non mi rappresenta, ma cosa dovrebbero fare gli ebrei? Dire: prego, accomodatevi. Concludete voi quello che il nazifascismo non è riuscito ad ultimare. Proviamo ad usare un po’ d’immaginazione e pensare a come vivremmo noi circondati dai palestinesi che educano i loro bambini ad uccidere gli ebrei e nelle loro tv (il web ne è pieno) incitano alla distruzione d’Israele, oppure circondati dall’Iran che nega l’Olocausto, persegue la distruzione d’Israele e fiancheggia Hamas nella sua battaglia.

L’antisemitismo del nuovo millennio – La storia non vuole prendersi gioco di queste persone, ma sono loro che non riescono ad interpretarla in modo corretto. Così può capitare di commettere errori grossolani e di stare, per usare una frase di una canzone di Francesco De Gregori, “dalla parte sbagliata”. Chi nello scorso secolo ha difeso gli ebrei e li ha salvati dalla carneficina nera, oggi difende gli assassini e si fa controllare dalla propaganda antisionista. I metodi sono diversi e permeati dalle nuove tecnologie, ma la matrice ideologica è sempre la stessa: l'antisemitismo. Per chi conosce la storia d'Europa in maniera approfondita sa bene a cosa mi riferisco, conosce quali menzogne ha dovuto subire il popolo ebraico. Non può non ricordare che gli ebrei sono stati spesso "usati" da chi ha detenuto il potere come la valvola di sfogo da fornire al "popolino". Dalla Chiesa cattolica ad Imperatori, passando per Cancellieri del Reich e non solo, gli ebrei sono stati "l'ancora di salvezza" per questi personaggi. Il popolo ebraico è stato cacciato da una zona all'altra d'Europa per colpe mai dimostrate e soltanto pronunciate. Sono una miriade gli esempi e basta avere un buon manuale di storia per rendersene conto. Oggi si usano finte foto di bambini palestinesi (è stato dimostrato, dal Los Angeles Times e dal Jerusalem Post, che diverse immagini sono state ritoccate) per aizzare l’odio contro gli ebrei. Oggi si usa un termine così bello come quello dei diritti umani, per aizzare gli animi contro gli ebrei. Di fronte a tutto questo ho solo una domanda da porre: chi è disposto ad aprire gli occhi?

Valerio MorabitoGiovani Democratici del Molise

domenica 28 ottobre 2012

UE - Basta con questo stato-nazione

Chiunque provi a sostenere la necessità di una maggiore integrazione europea si attira l’odio dei difensori della democrazia nazionale. Ma i presunti vantaggi di quest‘ultima sono tutti da dimostrare.

Hans Hoyng 25 ottobre 2012 DER SPIEGEL Amburgo

Da quando siamo diventati tutti premi Nobel per la pace, passati i primi discorsi di autocelebrazione, i nostri esperti più realisti hanno cominciato a storcere il naso: sì, d'accordo ma la politica, quella vera, non funziona così. "La pace ha un costo", ha ricordato lo specialista di diritto costituzionale Paul Kirchhof (e sottinteso: siamo noi a pagarlo).

Quando il sociologo tedesco Ulrich Beck ha profetizzato sullo Spiegel che molto presto la Germania si sarebbe ritrovata "davanti alla scelta fra Europa e non Europa" – previsione che oggi sottoscriverebbe il 70 per cento dei responsabili politici europei – si è visto rispondere che era troppo esagerato.

E quando l'austriaco Robert Menasse ha chiesto nel suo ultimo libro [“Il messaggero europeo“ (non tradotto in italiano), in riferimento al pamphlet rivoluzionario di Georg Büchner del 1834 Il messaggero dell'Assia] la soppressione del Consiglio europeo, considerato il punto di riferimento dei nazionalisti più meschini – una richiesta che probabilmente il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso inserisce nelle sue preghiere serali prima di andare a dormire – la Zeit ha esclamato indignata: gli "ideologi" del suo stampo sono peggiori di tutti i populisti eurofobi di Roma o dell'Aia messi insiemi.

Ma perché? Perché il "super-europeo" Daniel Cohn-Bendit sarebbe più pericoloso del "super-biondo" ed eurofobo Geert Wilders? Perché ogni voce che invita a non perdere di vista le finalità dell'Europa deve essere ignorata o considerata, nel migliore dei casi, ingenua? Perché Bruxelles sarebbe condannata a rimanere per sempre "un'idra burocratica"? Perché bisogna contrapporgli uno stato nazionale europeo eretto a ideale democratico assoluto?

Non tutti hanno voglia di vivere in una "super Austria", dove l'espressione "politica del consenso" significa che tutto va per il meglio quando una mano lava l'altra. O in Italia, che si è salvata dal crollo solo grazie alle dimissioni di una classe politica in favore di un dittatore a termine con l'etichetta di "tecnocrate" per non dare alla manovra un'immagine troppo disonorevole.

Nel frattempo il modello tedesco, che i responsabili politici e i media vorrebbero tanto esportare fino ai confini più remoti dell'Europa, è in difficoltà – non solo a causa delle difficoltà politiche dovute alla partitocrazia e a un federalismo attaccato ai privilegi ottenuti, ma anche perché noi stessi siamo incapaci di controllare il nostro debito pubblico, cosa che invece esigiamo ad alta voce dagli altri paesi. Il primo a mettere in guardia contro un'Europa tedesca era stato il riunificatore della Germania Helmut Kohl.

Abbiamo la tendenza a giudicare i numerosi errori e le mancanze dell'Europa sulla base dei presunti meriti degli stati-nazione, che peraltro fanno grande fatica ad adattarsi alle condizioni sovranazionali della globalizzazione.

Perché ci vergogniamo dell'Europa? C'era un tempo in cui tutti i giorni l'ambasciata tedesca a Londra issava con orgoglio la bandiera europea, perché i suoi funzionari sapevano che questo avrebbe fatto arrabbiare Margaret Thatcher che lavorava negli uffici dall'altro lato della strada. All'epoca il modello europeo era ammirato perché aveva permesso l'entrata di paesi poveri come l'Irlanda e il Portogallo.

E dall'oggi al domani questa Europa sarebbe diventata un continente sfaticato? In alcuni casi l'Europa era già in funzione ancora prima dell'arrivo dell'Ue: nel 1953 i firmatari del patto di Londra avevano stabilito per la Repubblica federale tedesca dei durissimi obblighi finanziari [le riparazioni per i danni causati durante la seconda guerra mondiale dovevano essere versate in caso di riunificazione della Germania] – ma la Grecia aveva votato in favore di una riduzione del debito.

È vero, l'Europa è in crisi. Ma una cosa è certa, non è con il ritorno agli stati-nazione che ne usciremo.

Traduzione di Andrea De Ritis

ITALIA - L'omofobia di Forza nuova è in linea con la dottrina della Chiesa

Il manifesto antigay del movimento di estrema destra ha casuato forte indignazione, ma le posizioni ufficiali della Chiesa sugli omosessuali sono persino peggiori.

Ha creato indignazione il manifesto affisso da attivisti di Forza nuova davanti alla sede della comunità Lgbt di Bologna che recitava: «Le perversioni vanno curate». Molte le condanne per l'episodio mentre l'Italia dei valori ha chiesto lo scioglimento dei gruppi neofascisti in base alla legge Mancino e l'approvazione di una norma contro l'omofobia.

Il movimento di estrema destra ha sempre avuto una posizione molto netta nei confronti dell'omosessualità e dei diritti degli omosessuali. Basta leggere il suo programma in cui considera «crimini contro la morale, la natura e la famiglia (...) i grotteschi pseudomatrimoni omosessuali con il loro orrendo corollario delle adozioni di bambini da parte dei sodomiti».Il programma continua: «Noi conosciamo e riconosciamo una sola famiglia, quella naturale come esiste da sempre, con i suoi ruoli interni - padre, madre e figli - e la sua morale conseguente». Perciò «Forza Nuova si schiera contro tutto ciò che minaccia la famiglia tradizionale: dalla poligamia islamica alle "regolarizzazioni" omosessuali» pensando che «Famiglia e Scuola insieme devono educare i bambini e i ragazzi al culto della Fede religiosa e dell'Amor di Patria» (maiuscole incluse). Il programma è intriso di elementi devoti con «l'obiettivo in campo religioso (.) di ridare Dio all'Italia e l'Italia a Dio» e «la tutela della istituzione della Famiglia naturale, l'adozione del cattolicesimo come religione di Stato, l'indissolubilità della nostra nazione e la preservazione del suo carattere cattolico».

L'opposizione al matrimonio omosessuale di Forza nuova è perfettamente in linea con la dottrina ufficiale della Chiesa cattolica che si è espressa in materia con il documento «Famiglia, matrimonio e "unioni di fatto"».Sebbene l'idea dell'omosessualità come una perversione non sia condivisibile, la posizione di Forza nuova non fa altro che riprendere le posizioni ufficiali della Chiesa.
Nel 1992 la Congregazione per la dottrina della fede interviene con il testo "Alcune considerazioni concernenti la risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali": un documento firmato dall'allora cardinale Ratzinger quando era Prefetto della Congregazione. Vi si legge che l'omosessualità - considerata come un «disordine morale» - è un problema in alcune questioni come «l'assunzione di insegnanti, la necessità di case da parte di autentiche famiglie (e le, ndr) legittime preoccupazioni dei proprietari di case nel selezionare potenziali affittuari».Un testo in cui c'è la visione di un'omosessualità che sta «minacciando seriamente la vita e il benessere di un gran numero di persone» ed «i fautori di questa tendenza non desistono dalla loro azione e rifiutano di prendere in considerazione le proporzioni del rischio».
Perciò - si legge - considerato «che non vi è un diritto all'omosessualità» gli omosessuali «possono essere legittimamente limitati a motivo di un comportamento esterno obiettivamente disordinato».

Nel 2003 la Congregazione (sempre presieduta da Ratzinger) interviene in materia di unioni omosessuali con il documento "Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali": un testo in cui l'omosessualità è definita come un «fenomeno morale e sociale inquietante». Secondo la Congregazione, «sono perciò utili interventi discreti e prudenti, il contenuto dei quali potrebbe essere, per esempio, il seguente: smascherare l'uso strumentale o ideologico che si può fare di questa tolleranza; affermare chiaramente il carattere immorale di questo tipo di unione; richiamare lo Stato alla necessità di contenere il fenomeno entro limiti che non mettano in pericolo il tessuto della moralità pubblica e, soprattutto, che non espongano le giovani generazioni ad una concezione erronea della sessualità e del matrimonio, che le priverebbe delle necessarie difese e contribuirebbe, inoltre, al dilagare del fenomeno stesso».
La Congregazione scrive «a coloro che a partire da questa tolleranza vogliono procedere alla legittimazione di specifici diritti per le persone omosessuali conviventi, bisogna ricordare che la tolleranza del male è qualcosa di molto diverso dall'approvazione o dalla legalizzazione del male».

Considerato tutto ciò non c'è da stupirsi se i militanti di Forza nuova considerino l'omosessualità come una perversione. L'omosessualità - secondo i militanti di estrema destra - è una perversione che deve essere curata: non a caso già nel lontano 1986 la Congregazione per la dottrina della fede (sempre presieduta da Ratzinger) nella "Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali" suggeriva proprio di «includere la collaborazione delle scienze psicologiche, sociologiche e mediche» nella cura pastorale per le persone omosessuali. Infatti le cosiddette "terapie riparative" sull'omosessualità sono propugnate da gruppi o siti cattolici secondo cui si può "uscire" dall'omosessualità grazie alla psicoterapia ed alla religione. La Chiesa non ha mai preso le distanze da questi gruppi e nel 2011 Avvenire titolava "Gay: cambiare si può. La testimonianza di Luca". Lo spunto del quotidiano dei vescovi è la storia di Luca Di Tolve, sedicente "ex gay" fondatore del Gruppo Lot, che ha scritto il libro Ero gay con prefazione - non a caso - di monsignor Giovanni d'Ercole. Nell'articolo si legge di «abiezioni tipiche di parte del mondo gay» e dei tanti amici gay di Di Tolve, costretti, in base a quanto afferma, «alla solitudine e all'abbandono, quando non muoiono per Aids o per droga». Perciò Di Tolve sarebbe "uscito" dall'omosessualità con «la terapia teorizzata da Joseph Nicolosi e, al contempo, la riscoperta della pratica religiosa attraverso Radio Maria e la Madonna di Medjugorje».Avvenire consiglia il libro di Di Tolve scrivendo che «è un'utilissima fonte di conoscenza anche per genitori e educatori, e si basa sull'evidenza che Dio ha creato l'uomo in due sole varianti (fisiche e psichiche): il maschio e la femmina».

Perciò c'è da stupirsi così tanto per il riprorevole manifesto di Forza nuova quando non è altro la sintesi di documenti ufficiali della Chiesa cattolica firmati dall'attuale pontefice?

Cagliostro – da Cronache laiche

ITALIA - Primarie, Renzi pronto a sfidare i candidati in tivù

Bobo Craxi: «Il rottamatore simile alla nomenklatura cinese».

Il rottamatore ha detto sì. Il 27 ottobre Matteo Renzi si è detto disponibile a partecipare a un dibattito faccia a faccia con gli altri candidati alle primarie del Pd - su tutti Nichi Vendola e Pier Luigi Bersani - su SkyTg24. «Io ci sto, pronto! Fatemi sapere quando», ha detto il sindaco di Firenze. Aggiungendo: «Decidete come farlo, noi ci siamo, mi piacerebbe un confronto anche a due, come avviene negli altri Paesi. Comunque decideranno i candidati come procedere. Io sono pronto a confrontarmi con serenità, non facendo polemiche». Rispondendo poi a una domanda circa la condivisione delle regole da seguire nel confronto ha replicato ironico: «Vediamo almeno queste».
IN ATTESA DEL GARANTE. Sempre riguardo alle regole delle consultazioni per scegliere il candidato premier del centrosinistra, è atteso per l'inizio della prossima settimana il responso del Garante della Privacy  sul ricorso presentato da Matteo Renzi contro le norme delle primarie che, secondo i renziani, «violano la riservatezza».
Roberto Reggi, coordinatore della campagna per le primarie di Renzi, sabato da Pontassieve dove ha inaugurato la nuova sede del comitato 'Adesso Pontassieve', si è detto fiducioso. «Abbiamo una ragionevole aspettativa positiva», ha spiegato, «c'è è stata riconosciuta la ragionevolezza dei nostri argomenti e contro il buon senso mi sembra che non si possa andare».
L'AFFONDO DI BOBO CRAXI. Meno entusiasmo nei confronti del rottamatore è stato espresso invece da Bobo Craxi del Partito socialista italiano. «Renzi? È un moderato e sofisticato cattocomunista-liberista e mi inquieta molto di più di Rosy Bindi, che è una popolare di sinistra», ha detto a margine di una manifestazione del partito nell'Aretino. «Il sindaco di Firenze sembra più simile alla moderna nomenklatura cinese».

GRECIA - Atene, evasione al potere

Giornalista pubblica la lista dei greci con conto in Svizzera: ci sono ex ministri. E viene arrestato.

Domenica, 28 Ottobre 2012 - Funzionari pubblici, imprenditori, giornalisti, ex ministri e anche un consulente del premier Antonis Samaras.
Nella lista di 2.059 nomi di possibili evasori fiscali greci, pubblicata il 28 ottobre dalla rivista Hot Doc, è rappresentata l'intera classe dirigente del Paese ellenico. I cittadini greci aspettavano da due anni di sapere quali erano i loro connazionali scoperti con un conto in Svizzera.
L'elenco fa parte dei dati rubati dal banchiere Herve Falciani all'istituto credito elvetico Hsbc e consegnato poi ai governi europei impegnati nella lotta all'evasione fiscale.
ARRESTATO IL GIORNALISTA. Peccato che la lista, dopo essere arrivata nella mani dell'ex ministro delle finanze George Papaconstantinou, e poi nelle mani della polizia anti frode, sia scomparsa. Insabbiata, forse proprio a causa dei nomi scottanti che conteneva. Un'ipotesi che trova conferme nell'epilogo, grottesco, della vicenda.
Il giornalista investigativo autore dello scoop, Kostas Vaxevanis, è stato infatti arrestato. «Ci sono 15 poliziotti alla mia porta», ha scritto il cronista su Twitter, poco prima di essere incriminato per violazione della privacy.

Il ministero dell Finanze insabbiò le carte


Vaxevanis aveva chiarito fin dall'inizio: avere un conto corrente in Svizzera non significa essere per forza degli evasori fiscali. Ma evidentemente quella lista non andava pubblicata. Recentemente un ex ministro del partito conservatore Nea Dimokratia, membro della coalizione di governo, si è suicidato, dopo che il suo nome era stato associato alle ruberie che hanno portato all'immane buco nelle casse statali di Atene. Il suo nome è nell'elenco, assieme a quello di un altro ministro del partito di centro destra e a quello di Stavros Stavropoulos, stretto collaboratore dell'attuale premier Samaras.
L'OMERTÀ BIPARTISAN. Del resto, l'omertà del Palazzo era emersa subito. Quando l'allora ministro delle Finanze francese Christine Lagarde aveva passato l'elenco dei conti svizzeri al collega greco, Papaconstantinou né blocco la pubblicazione sostenendo che ci potevano essere problemi con la privacy. I documenti rimasero negli uffici delle squadre anti frode in attesa di capire chi ne avesse competenza.
Il dicastero passò poi sotto la responsabilità del socialista Evangelis Venizelos, complice del silenzio. Fino a quando l'attuale ministro Yannis Stournaras, alle prese con la crisi più nera che la Grecia ricordi, non iniziò a chiedere informazioni e scavare nella vicenda: solo allora il predecessore ammise l'esistenza delle carte. Non è, però, bastato. Il muro di gomma, a quanto pare, non è ancora stato abbattuto.

ITALIA - Stabilità da 125 euro a testa

I più tartassati? Sono i liberi professionisti.

Domenica, 28 Ottobre 2012 - Un balzello da 125 euro a testa. Tanto pesano sulle tasche degli italiani le misure fiscali previste dalla legge di stabilità. E in una famiglia in cui marito e moglie sono due lavoratori dipendenti la 'tassa di stabilità' è di 421 euro. Queste le cifre calcolate e snocciolate dalla Cgil, alla vigilia della settimana decisiva per il disegno di legge.
Intanto è cresciuto il pressing per apportare modifiche al testo. Con una priorità: il lavoro e quindi il cuneo fiscale. Ma in ballo ci sono anche i timori per il dialogo tra maggioranza e governo dopo le parole dell’ex premier Silvio Berlusconi.  

I più tartassati? I liberi professionisti. Per loro tassa di 194 euro


La Cgil ha messo sulla bilancia tutte le novità fiscali previste nel ddl e ha calcolato che le riduzioni delle aliquote Irpef, l'aumento dell'Iva e le minori detrazioni e deduzioni dovrebbero avere nel complesso un impatto negativo sui contribuenti: in particolare, il contribuente medio con reddito lordo di 19.250 euro è destinato ad avere benefici per 118 euro dalla riduzione dell'Irpef, ma a sborsare 243 euro tra nuove deduzioni effettive, nuove detrazioni ed aumento dell'Iva.
55 EURO ANCHE AL PRECARIO. Il libero professionista è il più tartassato (194 euro), mentre per la lavoratrice dipendente part time il saldo tra calo dell'Irpef e aumento dell'Iva viene calcolato pari a zero. Al precario con un reddito lordo di 8 mila euro le nuove misure costeranno 55 euro, 48 al pensionato sociale, 76 al pensionato, 82 al dipendente, 107 all'operaio, 110 al quadro-impiegato.

Brunetta: «Berlusconi ha ragione.Tutto dipende dal governo»


Per il 29 ottobre, è prevista la conslusione della discussione generale in commissione Bilancio della Camera, mentre per mercoledì 31 è fissato il termine per la presentazione degli emendamenti: da lì sono attesi i primi segnali sulle possibili modifiche. Mentre da martedì 30 in poi ogni giorno è buono per il confronto tra maggioranza e governo.
Il relatore del Pdl Renato Brunetta ha spiegato: i due relatori sono 'in sintonia' e Berlusconi «non ha fatto altro che ricordare i problemi sul tappeto: o si cambia o ci saranno problemi per l'esecutivo. Bisogna vedere cosa intende fare il governo».
LE POSSIBILI MODIFICHE. È cresciuto però il pressing per modificare il testo, in materia fiscale «la priorità è il lavoro, e quindi il cuneo fiscale», ha indicato il relatore Baretta, spiegando che alcuni dei punti su cui ci si confronterà sono: usare l'aumento dell'Irpef in favore del taglio del cuneo; correggere la retroattività sulle detrazioni che 'non va bene'; l'Iva. Sono allo studio anche soluzioni per le famiglie più numerose. Probabili modifiche anche sulla Tobin tax, anche alla luce dei rilievi della Consob. Infine la scuola: il leader del Pd Pierluigi Bersani chiede che ci si fermi perché la scuola «di botte ne ha prese troppe».

Su questo ci permettiamo una piccola polemica: la scuola pubblica “di botte ne ha prese troppe” mentre la scuola privata, anche con l’assenso del PD, invece di botte ha preso una paccata di centinaia di milioni pubblici.

sabato 27 ottobre 2012

ITALIA - Ed ora vediamo quanti cervelli sani esistono ancora nel paese

Sono davvero curioso questa volta di vedere quanti italiano daranno credito a questo uomo senza dignità, perchè sono certo che ce ne saranno, e gli daranno il proprio voto pensando che davvero ritorni alla carica per liberare il paese dalla giustizia tiranna piuttosto che per sistemare i propri problemi con la giustizia.

Una teatrino veramente squallido, sconcertante, penoso e offensivo per tutto il popolo italiano. Maestro della comunicazione e delle sceneggiate ha scelto tutto con perfetto tempismo buggerando anche il proprio partito e tutti i suoi "leccapiedi".

Sapendo che stava per uscire la sentenza nel processo più pericoloso che era riuscito a frenare in tutti i modi, due giorni fa lancia proclami e videomessaggi annunciando la sua ritirata. Tutti i suoi "fidati" seguaci esaltano la scelta del caimano come una scelta per il paese, ma soprattutto intravedono finalmente uno sbocco per loro stessi.

Tutti con la lingua di fuori a leccare il capo che finalmente lascia la scena per fare spazio allo scannamento dei vari Alfano, Santache', Meloni, Gasparri ... e via dicendo. Ieri arriva la sentenza che finalmente lo vede condannato, anche se solo in primo grado per truffa, evasione fiscale e via dicendo.

Oggi torna lestamente sui propri passi perchè non può lasciare in mano il paese in mano ad una giustizia che minaccia, secondo lui, la democrazia. Ed ora tutti i suoi leccapiedi sono di nuovo nella disperazione, a parte la Santache', la piu' patetica di tutti, che dopo aver lodato il capo per aver lasciato, oggi è corsa subito a baciarli le mani per il suo ritorno. E ritorna mostrando tutta la sua anima da mafioso, annunciando ritorsioni verso lo stato che ha osato propinargli una condanna più che meritata.

Minaccia di togliere la fiducia al governo Monti come ricatto contro questa condanna. Oddio non che sia un grave problema la caduta del governo Monti, ma rischia di portare consequenze che naturalmente saranno pagate dai cittadini già abbastanza tartassati dal governo stesso.

Oggi è uscita tutta la vera anima di quest'uomo che ha saputo fare il lavaggio del cervello ad un'intero stato e rimanere al comando per venti anni protando lo stato stesso allo sfacello per starsene lontano dalla galera. Ed ora che la galera è più vicina, eccolo che torna in campo mettendo mano a tutta la sua potenza di fuoco.

 Ora la parola passa davvero agli italiani, vediamo se ancora daranno credito ad un delinquente, oppure finalmente vorranno liberarsi una volta per tutte di colui che li ha portati ad essere sommersi dalle tasse, con un parlamento pieno zeppo di indagati, condannati e inquisiti, con una corruzione dilagante, ed uno stato al servizio dei suoi problemi giudiziari. Voglio proprio vedere se finalmente lo sotterreranno definitivamente o si faranno mangiare anche quel poco di cervello rimasto.

ITALIA - Le primarie: un'altra manovra di distrazione di massa

Un tecnica ormai consolidata dalla politica italiana per distrarre i cittadini dai problemi reali è quella di creare una gran confusione o una grande polmenica o un grande dibattito su argomenti che poi risultano essere o falsi problemi o quanto meno una specie di raggiro sulla situazione reale.

E' un po' quello che sta accadendo a proposito delle primarie.

Lanciate, sulla scorta del modello americano, dall'allora costituente Partito Democratico come una grande dimostrazione di democrazia, oggi, con la crisi totale della politica e con l'uscita di scena di Silvio Berlusconi (attenzione solo come candidato premier), il virus delle primarie si sta diffondendo anche fra altri partiti come la Lega e il Pdl. Ma attenzione il significato delle primarie, valide quando si deve scegliere un segretario di partito o un sindaco di un comune o un governatore di una regione, perdono completamente di significato fino a diventare inutili quando si parla di scegliere il candidato ad occupare la poltrona di presidente del consiglio. Infatti se il sindaco di un comune o il governatore di una regione sono eletti, come il presidente degli stati uniti, direttamente dai cittadini, per il presidente del cnsiglio non è così.

Allora a che serve fare le primarie per scegliere un candidato come capo del governo se poi il capo del governo è nominato dal Presidente della Repubblica e successivamente deve avere la fiducia del parlamento ? Si possono fare tutte le primarie che si vogliono ma alla fine ci si potrebbe ritrovare, proprio come da un anno a questa parte, un presidente del consiglio ed un governo non eletti dal popolo ma sorretti comunque da una maggioranza parlamentare. E tutto nel rispetto della costituzione come è avvenuto nel caso del governo Monti.

In questi anni uno slogan del centro destra è sempre stato quello del governo e del suo capo, Silvio Berlusconi, eletti dal popolo, ma in realtà questa è una vera e propria bufala perchè attualmente il popolo italiano elegge solo il parlamento e non certo il presidente del consiglio.

Solo che, come spesso accade, a forza di dire che una falsità è vera, si finisce per prendere quella falsità come la verità assoluta. Ecco allora che tutta la grande discussione intorno alle primarie del Pd ed ora anche a quelle del Pdl, è completamente inutile.

Completate queste due rappresentazioni, se alle elezioni del prossimo aprile si uscisse con nessuna maggioranza, ci potremmo ritrovare ancora una volta con un governo tecnico come quello attuale, in barba a tutta la presunta democrazia delle primarie. Ed allora se si intende davvero aumentare il livello di democrazia nel nostro paese, facendo diventare i cittadini, gli elettori, protagonisti reali di questa democrazia e parte attiva, si dovrebbe prima di tutto modificare la costituzione per prevedere la elezione diretta del presidente del consiglio, solo in quel caso le primarie potrebbero avere un senso vero ed oggettivo. Ma allo stato attuale delle cose, dove i partiti si possono accordare per dare fiducia ad un governo qualsiasi, e dove i parlamentari possono cambiare coloro a loro piacimento infischiandosene dei propri elettori, le primarie sono un problema secondario e privo di significato.

ITALIA - Perché gli occidentali anticapitalisti sono ridicoli

L’unica vera dittatura è quella degli Usa”, continuava a ripetermi Martino mentre sorseggiava la sua Bud con la mano destra e teneva nella tasca sinistra un pacchetto di Camel. Vestiva di roba comprata al mercato e pareva andarne fiero ma aveva ai piedi un paio di Converse. Smartphone? No no: lui è alternativo. Solo I-Pad ed un telefono Motorola un po’ vecchiotto. Per la musica niente I-Phone che altrimenti poi si danno troppi soldi a quei biechi capitalisti della Apple: il lettore mp3 era rigorosamente Samsung.

Il tipo la mattina lavorava in una salumeria ed il pomeriggio bazzicava in un centro sociale. Organizzava anche spettacoli live con gruppi sfigati dai testi proletari e le vite borghesi; girava in un’orribile Nissan Pixo che divideva con la madre. Insomma: un perdente di 28 anni che parlava di comunismo e lotta al capitalismo su facebook dal suo I-Pad mentre fumava Camel e beveva Bud nella sua macchina giapponese.


Rigorosamente anti-occidentale e fermo sostenitore dell’eroico ruolo anti-imperialista di uomini come Saddam, Gheddafi e Assad, ogni volta che avevo la sventura di incontrarlo, con sprezzo del ridicolo, si ostinava ad espormi le sue banalissime e noiosissime arringhe contro “i porci americani”. Lo guardavo; lo ascoltavo e provavo un misto di tenerezza e fastidio. Poi pensavo che, infondo, il papà capitalismo cresce ed ingrassa anche questi figli ingrati che scrivono da pc progettati negli Usa, fanno attività da tastiera su social network inventati in America grazie ad una connessione internet partorita sempre dagli odiati yankee. Fossero nati in medioriente, sarebbero finiti ad allevare capre sulle pianure del Golan ma qui no: anche se il neoliberismo li sta spingendo verso soglie sempre più basse di dignità economica ed esistenziale, uno spazietto riescono comunque a ritagliarselo. Hanno libertà di pensiero, un contratto telefonico, l'illusione di contare qualcosa con il proprio voto, mamma e papà che possono mantenerli all’università fino a 30-35 anni ed un po’ di soldi per andare al cinema e comprare qualche straccio alternativo.

CHOMSKY HA RAGIONE: GLI USA NON SONO UNA DEMOCRAZIA MA...

Chiarimoci: a me pure gli americani risultano molte volte non odiosi ma di più. Odio le feste d’importazione alla Halloween e le smania monopoliste alle Google. Non sopporto l’imposizione dello stile di vita anglosassone anche a popolazioni che, come la nostra, hanno già la propria meravigliosa cultura e la propria ineguagliabile ed invidiabile storia. Concordo anche con Chomsky quando dice che, gli Stati Uniti, non sono un vera democrazia. Non lo è neppure l’Italia e, di sicuro, l’Europa non rappresenta per niente un esempio di scelte economico-sociali partecipate dalla popolazione. Il punto è che, molto banalmente, non credo che al mondo esista un esempio di reale democrazia. Ergo, lamentarsi per una democrazia perfetta impensabile per delegittimare la nostra in favore di regimi dittatoriali africani, orientali e mediorientali, lo trovo ridicolo e semplicistico. Parliamo sempre di forme molto imperfette e straripanti di iniquità, ingiustizie, manipolazioni, contraddizioni e corruzioni. Però che volete farci: non riesco ad ignorare la rete capitalista nella quale siamo tutti ma proprio tutti intrappolati. Non riesco a parlare con toni entusiastici dell’Iran e del suo governo di stampo integralista dopo aver rampognato il Vaticano per la sua ipocrisia e la sua arrogante ingerenza. Non riesco a reputare frutto del demonio ogni cosa che proviene dall’Occidente e, parimenti, sempre e comunque migliore ciò che viene dal resto del globo. Amo valutare e vivermi la vita e la società in maniera più profonda e meno preconcetta. Del resto il capitalismo non lo sconfiggeremo mai con l’ipocrisia e la militanza anti-occidentale da borghesi con il culo al caldo. Il capitalismo potremo migliorarlo e renderlo più umano solo con l’onestà intellettuale ed il buon senso. Comunismo ed altri regimi dittatoriali della miseria sono improponibili e storicamente plurisconfitti. Nel 2012 non dovremmo ricordarlo più a nessuno.

Gente come Martino, inesorabilmente, finisce con il risultare patetica e con l’essere solo una pedina indignata ma pronta comunque a comprare, consumare e partecipare al ciclo infinito di un sistema sul quale sputa pur alimentandolo. Anzi, questi “alternativi anti-occidentali” credo siano addirittura controproducenti per la causa anti-globalista ed anti-imperialista e per un motivo preciso: forniscono la dimostrazione inconfutabile che a questo sistema non v’è alternativa concreta se non la stupida ed ipocrita retorica del boicottaggio generalizzato e della divisione del mondo in cattivi (Usa ed Occidente) e Buoni (Russia, Cina e resto del mondo). Voglio un mondo più giusto e sensato, non un mondo più frustrato, sempliciotto ed ipocrita. Vogliamo essere sul serio "anticonformisti"? Va bene: cominciamo con l'essere meno prevedibili...

Di Germano Milite pubblicato in Generica

ITALIA - Stay hungry, stay foolish, stay #choosy

Oggi siamo tutti un po’ choosy. Nel senso che storciamo il naso a sentire un ministro del Lavoro invitare i giovani a essere meno schizzinosi nello scegliere un “posto”. Neanche fossimo costretti a mandar giù il piatto che odiamo di più al mondo, neanche dovessimo spalare letame ciclicamente come intrappolati nel peggiore dei gironi danteschi. Il nostro girone, fatto apposta per noi, i giovani che si sentono choosy. Perché dopo aver sorriso a comando al capo di turno e poi grazie ti faremo sapere, dopo aver mangiato stage gratuiti e pacche sulle spalle, dopo aver sgobbato le notti come cameriere per sbarcare il “lunario garantito” da precario vita natural durante mi sono chiesto tra me e me: non è che il problema sono io? Non è che la Fornero ha ragione? Non è che sono troppo choosy? E allora alle lacrime e sangue, già versate come il ministro ha chiesto illo tempore, ho mandato giù anche qualche senso di colpa.

Poi vedo una foto scolorita di Steve Jobs intento a trafficare nel garage dei genitori con il suo Apple e tutto mi è tornato un po’ più chiaro. Ripenso al discorso fatto ai neolaureati di Stanford, un invito per tutti ad inseguire un traguardo, un successo, con dedizione e talvolta rischiando. L’enfant prodige di Cupertino disse: “Stay hungry, stay foolish”. Altro che “choosy”. Non disse accontentatevi del primo lavoro in nero e sottopagato che vi offrono, non disse volate basso perché qui in alto siamo già troppi, non ci condannò alla mediocrità dell’essere precari bamboccioni che neanche ci provano a cambiare le cose. Bene. Sono talmente choosy da sognare un ministro del Lavoro come Steve Jobs.

Lucio Filipponio

ITALIA - Ridateci le parole

Le nuove dichiarazioni dell'ex presidente del Consiglio riaprono il tema dell'abuso del linguaggio. Che non ha solo il compito di rappresentare la realtà, ma di costruirla.

Silvio Berlusconi lascia la vita politica per «amore». Lo stesso «amore» che 18 anni fa, a suo dire, lo aveva fatto "scendere in campo". E il suo, secondo i colleghi di partito, è un gran gesto di «generosità». Per «amore» sono state ammazzate solo nel 2012 cento donne, una ogni due giorni. I pro life sostengono la «vita», al contrario di chi difende i diritti delle donne ossia, seguendo questa logica, la morte. L'aborto è l'«omicidio» di un «bambino», la fecondazione si chiama «procreazione» a sottolineare la volontà divina, gli embrioni in sovrannumero, quelli cioè crioconservati prima dell'entrata in vigore della legge 40 sulla fecondazione assistita, sono definiti «abbandonati» al punto che qualche parlamentare ha chiesto per loro la possibilità di «adozione».
I giovani d'oggi, plurilaureati e specializzati, sono «schizzinosi» o meglio «choosy» (vuoi mettere dirlo in inglese?) se ambiscono a un posto di lavoro adeguato alla loro formazione. I genitori cattolici reclamano «libertà di scelta» per poter mandare i loro figli nelle scuole private così come il papa rivendica la «libertà religiosa» per la Chiesa. Sembrerebbe che in Italia siano negate entrambe.

Se ciò non basta per descrivere i quotidiani abusi linguistici del Bel Paese, possiamo ripescare nel nostro passato prossimo - o l'abbiamo già dimenticato? - per trovarci di fronte altre appropriazioni indebite quali «papi», detto da una diciottenne a un settantenne che non è suo padre, «benefattore» sulla bocca di ragazze ben remunerate per partecipare ai festini presidenziali a luci rosse, «magistratura comunista» per indicare i giudici che fanno il loro lavoro, «perseguitato» per intendere un uomo condannato dopo regolare processo, «missione di pace» a significare un'occupazione militare.

Il linguaggio non si limita a descrivere la realtà, ma la forgia. Le parole creano i fatti, caratterizzano le relazioni e le classificano all'interno di un senso comune mai scritto ma ritenuto regola implicita e condivisa. Forse è il caso di fare un po' di pulizia. Perché le parole violentate da politici, giornalisti, affaristi e a ruota gente comune tornino ad avere il loro significato; per non vergognarci più di pronunciarle; perché ancora crediamo che l'amore non sia calcolo politico o patologia del possesso, che la libertà non coincida con una richiesta di finanziamento né con l'imposizione agli altri del proprio pensiero, che un embrione non sia un bambino, che l'aggettivo schizzinoso descriva qualcuno dai gusti particolarmente difficili e non un ragazzo che aspira a fare il lavoro per il quale ha studiato, che la generosità non sottenda un imbroglio, che la pace non si faccia con le armi.
E perché non ci sia più qualcuno che approfitti della mistificazione per spennellare di decenza l'indecente, soffocando ab origine ogni forma di sana indignazione.

Cecilia Calamani

Grecia - Gas, petrolio e oro contro la crisi

15 ottobre 2012 Le Monde, La Tribune

Pochi sanno che la Grecia super indebitata è un paese produttore di petrolio, anche se attualmente la produzione è abbastanza limitata: duemila barili al giorno, pari allo 0,5 per cento del fabbisogno del paese”, spiega Le Monde. Secondo il quotidiano, dopo averla trascurata in passato, Atene ha deciso di riprendere l’esplorazione di possibili giacimenti di petrolio e gas.

Da qualche mese [il governo greco] ha lanciato diverse gare d’appalto per l’esplorazione nelle tre regioni del paese in cui alla fine degli anni novanta erano stati effettuati ritrovamenti e studi sismici: a Ionnina, nell’Epiro (vicino alla frontiera albanese) e nel mar Ionio.

Al momento le grandi compagnie petrolifere non si sono ancora lanciate su questi giacimenti, che secondo le stime contengono tra i 50 e i 100 milioni di barili. In ogni caso

è la vasta area marittima di controllata dalla Grecia nei pressi di Creta che suscita le maggiori speranze dopo la scoperta di giacimenti di gas in Israele e a Cipro: una società norvegese (Pgs, Petroleum geo services) è appena stata scelta per effettuare studi sismici della durata di 18 mesi in un'area marittima di 220mila chilometri quadrati.

Ma c'è un’altra “buona notizia rara” per il paese in crisi: “la Grecia diventerà il primo produttore di oro in Europa”, riferisce La Tribune. Ricordando che Atene dispone già di un “potenziale minerario importante” (bauxite, perlite), il quotidiano economico spiega che

la Grecia potrebbe diventare nel 2016 il primo produttore aurifero d’Europa scalzando la Finlandia, attualmente al quarantesimo posto nella classifica modale.

Il merito, per quanto paradossale, è della crisi economica. A causa delle difficoltà finanziarie Atene ha infatti velocizzato l’assegnazione delle concessioni per lo sfruttamento del sottosuolo, mentre in passato la politica greca era “largamente basata sul clientelismo”. I progetti di due compagnie minerarie che hanno ottenuto i permessi – la canadese Eldorado Gold e l’australiana Glory Resources – dovrebbero consentire alla produzione aurifera greca di “passare dalle 16mila once [1 oncia = 31,1 grammi] del 2011 a 425mila once entro il 2016”, e nel frattempo creare molti posti di lavoro.

GIOVANI - La generazione Erasmus è l’ultima speranza

Di fronte alla passività delle elite, solo i giovani minacciati dal precariato a vita possono invertire la rotta del declino europeo. Nonostante i tagli che minacciano il loro programma simbolo.

Jaroslaw Makowski 24 ottobre 2012 GAZETA WYBORCZA varsavia

Finora i sociologi si sono concentrati sulla cosiddetta “generazione perduta”. I politici hanno usato questa espressione con prudenza, fino a quando il primo ministro italiano Mario Monti ha infranto il complotto del silenzio. “Voi siete una generazione perduta”, ha detto Monti rivolgendosi ai suoi giovani compatrioti. “La verità, purtroppo non bella da dire, è che messaggi di speranza – nel senso della trasformazione e del miglioramento del sistema – possono essere dati ai giovani che verranno tra qualche anno”.

La cancelliera tedesca Angela Merkel e il primo ministro britannico David Cameron avrebbero potuto usare le stesse parole, ma è stato Monti ad aprire la strada. Questo significa che presto i leader cominceranno a parlare di “buone notizie” per fare in modo che i giovani dimentichino la vita agiata di cui hanno goduto i loro genitori. Diciamo le cose come stanno: la colpa della crisi che stritola l’Europa è delle attuali élite politiche e intellettuali. La loro è una generazione di leader cresciuti in un “palazzo di cristallo”.

Inoltre è importante capire che la loro esistenza protetta, sicura e prospera non è affatto il frutto dei loro sforzi. Merkel e Cameron, come l’ex cancelliere Gerhard Schröder e l’ex premier Tony Blair, hanno ereditato il loro tenore di vita dai loro predecessori, e alla fine si sono dimostrati soltanto una “cooperativa di consumo”, come li ha definiti Zygmunt Bauman: hanno consumato i prodotti del lavoro di qualcun altro e goduto i benefici di un successo che non gli apparteneva.

L’Europa è stata creata e costruita da una generazione con un passato tragico, incarnato da luoghi come Auschwitz. I padri fondatori dell’Unione europea – Konrad Adenauer, Robert Shumann o Alcide De Gasperi – sapevano bene che soltanto lavorando insieme avrebbero potuto realizzare qualcosa di utile e duraturo. In questo senso la solidarietà europea è stata una benedizione.

I leader attuali hanno invece vissuto in un ambiente del tutto diverso. Hanno avuto pace, sicurezza e condizioni di vita sempre migliori grazie a uno stato sociale ragionevole. Ma allora come è possibile che dopo un successo talmente spettacolare sia arrivato un fiasco altrettanto clamoroso? Il motivo è semplice: le élite di oggi pensano di aver ereditato l’Ue dai loro predecessori, quando invece l'hanno solo presa in prestito e dovranno presto passarla ai loro figli. La mentalità e lo spirito delle persone che oggi governano l’Europa possono essere riassunti in una frase: “Godiamoci la vita più che possiamo, perché presto l’Europa sarà soltanto un ricordo”.

Qual’è il problema più grave che attanaglia oggi l’Europa? Per trovare una risposta basta scendere nelle strade e nelle piazze delle nostre città: “Abbiamo il diritto di voto ma non abbiamo un lavoro”, accusano i giovani disoccupati. Davanti ai nostri occhi il precariato si afferma sempre di più. Ma chi sono queste persone? Una risposta semplice e corretta l’ha fornita Guy Standig, autore di Il precariato: la nuova classe pericolosa: sono virtualmente tutti, e il nucleo è costituito dai giovani.

Oggi l’unica cosa che i leader sono in grado di dire a queste persone è che appartengono a una “generazione perduta” e che l’Ue potrebbe crollare. Il precariato, spiega Standing, è vittima delle “quattro A”: astio, anomia, alienazione e ansia. Il risultato di un sentimento sociale di questo tipo sono i “cittadini infuriati” che abbiamo visto in azione nelle strade di Londra nel 2011. Sono i “nuovi poveri”: non hanno niente in comune con l’impotenza dei barboni, ma devono affrontare la prospettiva di una vita segnata dalla disoccupazione e dagli impieghi temporanei che non valorizzano le loro qualità e ambizioni. Una condizione che partorisce inevitabilmente risentimento e rabbia.

Ma come possiamo trasformare questa rabbia in coraggio? Questa domanda esige una risposta al più presto. Innanzitutto non dobbiamo dimenticare che il coraggio dei pensieri deriva dal coraggio dell’immaginazione, e dunque dobbiamo cominciare cercando di non avere paura del nostro odio. Abbiamo il diritto di odiare, considerata la situazione, ma dobbiamo anche porre un limite fondamentale alla nostra rabbia: la furia, la rivolta e l’odio non devono essere diretti contro un altro essere umano, perché questo significherebbe soltanto gettare benzina sul fuoco.

Se cedessimo alla tentazione di schierarci gli uni contro gli altri trasformeremmo il mondo in un incubo. Al contrario, l’odio e la rabbia che alberga nei cuori di milioni di giovani europei dev’essere diretto contro l’indifferenza. Il nostro imperativo categorico dev’essere "Odio la mia indifferenza”. In secondo luogo, come spiega Claus Leggewie nel suo famoso libro Mutt statt Wut [“Coraggio anziché rabbia”], il grande cambiamento ha bisogno di “immaginazione costruttiva e spirito d’iniziativa”. E allora chi potrà assicurarci che l’Europa torni a scegliere la solidarietà e non l’egoismo, la collaborazione e non la competizione assassina, lo sviluppo sostenibile e non il profitto a tutti i costi.

Cominciamo col dire chi non lo farà di sicuro, per ragioni che sono morali, intellettuali e spirituali: i leader europei, gli stessi che negli ultimi due anni hanno provato a salvare l’Ue con un impegno tale che presto l’Unione potrebbe sparire per sempre. I leader non sono la soluzione ai problemi dell’Ue, ma la causa. Chiedere a Merkel o Hollande di tirarci fuori dalla crisi è come chiedere a un cieco di descriverci un quadro impressionista.

Basta così

Ma allora chi potrà salvarci? Può suonare paradossale, ma sono convinto che l’ultima speranza dell’Europa sia la generazione Erasmus. Sono proprio loro, i ragazzi che hanno vissuto un progetto che gli eurocrati considerano ormai talmente stravagante da volerlo cancellare nell’ambito delle “misure di austerity”. Perché – dicono le élite – dovremmo spendere il denaro dei contribuenti per finanziare giovani europei che a quanto pare passano la maggior parte del tempo a divertirsi? [A questa domanda vorrei però rispondere con un'altra domanda]: forse che le conferenze, i dibattiti e i viaggi studio per gli eurocrati e i loro accompagnatori – il tutto finanziato dai contribuenti – hanno aumentato la coesione dell’Ue più dell’esperienza di ragazzi che studiano e vivono in un altro paese?

La generazione Erasmus ha davanti a sé la prospettiva della disoccupazione e attraversa una profonda crisi di speranze. Ma allo stesso tempo è una generazione che ha imparato a conoscere la diversità dell’Europa toccandola con mano, e proprio grazie al suo essere senza speranze può capire quella che il grande filosofo ceco Jan Patočka chiamava la “solidarietà dei disperati”. La generazione Erasmus è accomunata da un unico destino, e sa che il mondo di oggi sta arrivando al capolinea. Ma quello del futuro è nelle loro mani. Arriverà presto un momento in cui la “generazione perduta” dovrà cominciare a costruire una nuova Europa. Abbiamo bisogno di una nuova politica progressista che non sia basata sulla logica della crescita ma su una separazione radicale da essa. Oggi le persone realmente libere non sono quelle che dicono “di più, di più, di più” (più consumo, più credito, più attacchi alla natura), ma quelli che hanno la forza e la fede per dire “basta così”.

Ragazzi della generazione Erasmus, so che non avete un lavoro e avete perso la speranza di un futuro migliore. Ma oggi siete la nostra unica speranza. Chi salverà l’Ue se non voi? E quando, se non oggi? Fatelo per voi e per i vostri figli. Il “sogno europeo” è nelle vostre mani. (Traduzione di Andrea Sparacino)

PUNTUALIZZAZIONE

I fondi per il 2013 non sono ancora garantiti


Il 23 ottobre la Commissione europea ha chiesto agli stati di versare 9 miliardi di euro per contribuire fino alla fine del 2012 al programma Erasmus e ad altri progetti Ue come l’European Social Fund e altri piani di sostengo della ricerca scientifica.

Altrove sono ancora in corso i negoziati sul bilancio 2013, che coinvolgono la Commissione europea, il Parlamento europeo e il Consiglio. Per proteggere i programmi di interscambio e i fondi per la ricerca alcuni parlamentari hanno chiesto al Consiglio europeo di cancellare la sua proposta di tagli da 1,9 miliardi. La Commissione ha proposto un budget da 490 milioni per le borse Erasmus. La scadenza per i colloqui è stata fissata per il 9 novembre.

SPAGNA - Nelle mani dei nonni

Molte famiglie spagnole colpite dalla crisi sopravvivono solo grazie all’aiuto degli anziani, che offrono un vero e proprio welfare parallelo e gratuito. E trovano anche il tempo di manifestare contro l’austerity.

 Sandrine Morel 26 ottobre 2012 LE MONDE PARIGI

Gli occhiali da vista le oscillano appesi al collo mentre Pilar Goytre, 65 anni, corre dietro al nipotino di due. La nonna gli prende la mano prima che si avvicini troppo alle macchine e riprende la sua strada in direzione del parco giochi del fiume Manzanares. Tutti i venerdì questa nonna dinamica, capelli biondi leggermente grigi tagliati corti, viene a cercare Mario all'uscita del nido di Puerta del Angel, un quartiere popolare della zona sud-occidentale di Madrid. Davanti al cancello altre abuelas (nonne) come lei aspettano.

Secondo un'inchiesta del ministero della sanità e delle politiche sociali quasi metà dei nonni spagnoli si occupa quotidianamente dei loro nipoti e sono quasi il 70 per cento a occuparsene durante le vacanze scolastiche. In Spagna i nonni hanno sempre avuto un ruolo centrale, ma con la crisi il loro aiuto è diventato sempre più necessario. Uno studio del Consiglio economico e sociale spagnolo (Ces), che riunisce i partner sociali, stima in 422.600 (su 17 milioni) il numero di famiglie che nel 2011 vive grazie alla pensione dei nonni. Una percentuale del 21 per cento superiore rispetto all'anno precedente.

Pilar, pensionata da marzo, fa 45 minuti di metropolitana per occuparsi di Mario, fino al ritorno di suo figlio Miguel e della nuora Virginia. A 37 anni sono entrambi mileuristas (guadagnano mille euro al mese). Lui lavora in un'agenzia di viaggi, lei è agente per il controllo qualità in un laboratorio, e non possono di certo permettersi una bambinaia a tempo pieno. Ma Pilar non si lamenta: "Amo i miei nipotini", afferma la donna tendendo un biscotto a forma di dinosauro al piccolo Mario.

In Spagna più di 17 milioni di famiglie hanno tutti i loro membri disoccupati e dall'inizio della crisi quasi 300mila famiglie hanno perso la casa. Ma in questa condizioni come fa il paese a non esplodere? Gli economisti e i sociologi danno tutti la stessa risposta: "L'importanza dell'economia sotterranea", che rappresenterebbe fra il 20 e il 25 per cento del Pil nazionale. Ma soprattutto "la solidarietà familiare", vera e propria rete di protezione in caso di brutte sorprese.

Questo termine non riesce a rendere l'importanza enorme del ruolo svolto dai nonni nella crisi attuale. Elementi essenziali della società, i nonni riescono ad attenuare le carenze del sistema sociale, a cominciare dalla mancanza di posti negli asili nido pubblici o i loro orari spesso incompatibili con una vita professionale. Inoltre sono disposti a ospitare chi ha perso la propria casa, sostituirsi alle indennità di disoccupazione quando non sono più pagate e finanziare le vacanze.

Tuttavia la crisi li colpisce due volte. In primo luogo come tutti i cittadini subiscono la politica di rigore del governo spagnolo (le loro pensioni sono state bloccate nel 2011 e rivalorizzate solo dell'1 per cento nel 2012, molto meno dell'inflazione vicina al 3 per cento), inoltre adesso devono pagare anche una parte dei medicinali, finora gratuiti per i pensionati. In secondo luogo gli anziani soffrono anche in qualità di genitori, poiché la crisi colpisce i loro figli e la loro famiglia, che spesso finiscono per dipendere da loro economicamente e moralmente.

"Sono convinta che la generazione dei miei figli non vivrà bene come abbiamo vissuto noi", si rammarica Pilar, addolorata di vedere il proprio paese "arretrare". Questa donna ha deciso di lottare contro le conseguenze della crisi "aiutando la (sua) famiglia, ma anche scendendo in piazza". Come molti altri abuelos, Pilar è in prima fila nelle manifestazioni contro le ingiustizie sociali e i tagli di bilancio nel settore dell'istruzione e della sanità. Fa parte degli Yayoflautas, termine che indica la sezione terza età degli "indignados", i veterani di questo movimento di contestazione nato nella primavera del 2011. In castigliano yayo significa nonno, flautas (flauti) fa invece riferimento al termine peggiorativo perroflautas (cane-flauti) utilizzato dall'ex presidente della regione di Madrid Esperanza Aguirre per indicare gli "indignados", associati agli hippie che suonano il flauto accanto al loro cane.

Ma gli yayoflautas non hanno l'aria da hippie. Capelli grigi, occhiali fini e volto segnato dalle rughe, sono una trentina in piazza Puerta del Sol a manifestare, come tutti i lunedì alle sette di sera, contro la politica del governo di Mariano Rajoy. Martos Ruiz-Gimenez, 74 anni, porta un cartello appeso al collo: "Chi semina indignazione raccoglie rivoluzione". Con orgoglio questo nonno dal volto rotondo e dagli occhi vispi sotto un berretto bianco, precisa: "È stata mia nipote a scriverlo". Con la sua modesta pensione di 700 euro al mese, Martos fa vivere la moglie e una nipote Marta, 29 anni, che ha ripreso gli studi in biologia e che preferisce abitare da lui piuttosto che con i suoi genitori divorziati.

Dal 2008 Martos ospita a casa (che ha "fortunatamente" finito di pagare) anche suo figlio Marcos, 44 anni. Lavoratore autonomo nella fabbricazione di persiane, un settore redditizio nel periodo del boom edilizio ma molto meno oggi, Marcos non può più permettersi di pagare un appartamento tutto per sé. "Non mi chieda come riesca ad arrivare alla fine del mese. È mia moglie che tiene i conti e a me non dà neanche un euro", afferma il nonno ridendo, prima di tornare a manifestare.

Traduzione di Andrea De Ritis